La Cartina della Valdaso - clik

Il territorio della vicaria si snoda lungo la statale n° 433 fino al km. 24, che costeggia il fiume Aso da ambo i versanti. Soltanto Montegiberto e Ponzano non hanno questo riferimento, trovandosi un poco più all'interno. Esso occupa una superficie pari a 220 kmq., per una popolazione complessiva di ca. 20.500 abitanti suddivise in 18 Parrocchie. Tutti i Paesi, eccetto Pedaso, si innalzano sui cucuzzoli delle colline con una appendice, che diventa sempre più consistente, a scapito dello stesso capoluogo, lungo la vallata.
Anche questa conformazione del territorio, oltre alla storia propria di ciascun paese, ha contribuito e tuttora è motivo importante a caratterizzare le nostre popolazioni. Da sempre, per una vocazione prettamente agricola, l'amenità dei colli, il verde cupo delle macchie e delle boscaglie, le coltivazioni, anche in luoghi quasi impossibili, rendono la vista armoniosa e talvolta melanconica, che apre alla gioia della vita, soprattutto a primavera col fiorire stupendo degli alberi da frutto.
La nostra popolazione rispecchia questo andamento orografico, che fa da sfondo ai valori, attinti dalla viva Tradizione cristiana, resa come roccia, anche quando il secolarismo, uragano dei tempi moderni, ne minaccia la ragione fino ad esigerne l'estinzione.
Quasi tutte le nostre comunità cristiane richiamano l'origine benedettina medievale, dove l'ora et labora si è incarnato profondamente nella struttura di ogni persona, tanto da identificarvisi. Il lavoro fa parte essenziale e qualificante dell'individuo anche oggi. La preghiera, l'abbandono alla Provvidenza, la responsabilità della propria vita, da trafficare come i talenti della parabola, hanno contraddistinto il passato antico e recente. Anche se, forse, non a livello cosciente, ma senza dubbio sul piano pratico, si percepiva la propria storia come una chiamata del Signore. Non per nulla numerose sono state anche le vocazioni alla vita sacerdotale e religiosa nelle nostre contrade, con figure benemerite di santi.
A rifletterci bene, questa visione della vita, laica e religiosa nello stesso tempo, era favorita sicuramente da una virtù, oggi quasi scomparsa, caratteristica del vero credente: l'umiltà. La mezzadria o la piccola proprietà, sfondo socio-economico della nostra cultura, condizionava famiglie e persone ad una vita grama, dura e difficile. Solo la speranza sorreggeva la crudezza dell'esistenza. L'affidarsi a Dio, lo sperimentarne la presenza nella forza interiore, nella sua Provvidenza, nella verità e nella luce del Vangelo, animava la vita, la faceva amare e la spingeva verso il futuro, nella certezza di tempi migliori.
È in questa visione che dobbiamo inquadrare l'enorme progresso socio-economico della nostra gente.
Molti hanno preferito lasciare le nostre terre per altri lidi, dove, dalla maggior parte, si è raggiunta una valida posizione economica e sociale. Tanti nostri ragazzi, soprattutto provenienti dagli studi tecnici dell'ITI di Fermo, si sono affermati nelle fabbriche del Nord.
Questo ha favorito lo spopolamento dei nostri paesi e il loro invecchiamento. Alcuni si sono ridotti a meno di un terzo della popolazione esistente al termine del secondo conflitto mondiale. Ma anche la popolazione rimasta ha acquistato un tono di vita elevato. Cessata la mezzadria, subentrate, alla vita agricola, le piccole imprese artigianali o di servizio e qualche industria rilevante, la nostra gente manifesta l'orgoglio del frutto del proprio impegno e delle proprie capacità. Il lavoro agricolo è quasi esclusivamente sulle spalle degli anziani, che, con professionalità e notevole forza d'animo, sono i depositari degli antichi valori.

Il problema religioso
Il problema della nostra attuale realtà religiosa: al progresso socio-economico, non fa riscontro un altrettanto progresso morale e religioso, anzi, si può dire che è inversamente proporzionale.
- Le nostre chiese, anche quelle delle piccole parrocchie, vanno pian piano svuotandosi e solo saltuariamente le vediamo gremite come un tempo.
- La struttura familiare incomincia a scricchiolare anche da noi e compaiono le prime manifestazioni proprie dei nostri tempi: divisioni, separazioni, divorzi, famiglie di fatto...
- La moralità personale sta perdendo il suo mordente: il valore della parola data, la fedeltà coniugale, la capacità di perdonare, l'amore all'anziano, la forza vera degli affetti, così forti nei tempi passati, il valore relativo del denaro e la ricerca di un sano divertimento.
- E che dire della politica che spacca i nostri paesi, sempre più intesa come ricerca del successo personale e di interessi particolari, piuttosto che come servizio e attenzione, soprattutto verso le categorie più deboli?
- L'individualismo e il campanilismo, di origine ancora lontana, vengono esasperati a scapito della solidarietà.
- Da qui la difficoltà delle giovani generazioni nell'emettere l'atto di fede: dove vedono Dio? Gli annunciatori sono solo di parole e non di esperienze gratificanti. Le proposte del mondo sembrano più allegre e allettanti: solo al momento della crisi è affidato il compito della ricerca del senso.

La situazione del Clero
In queste difficoltà, si spiegano le tristezze, lo scoraggiamento, le crisi dei preti e la mancanza delle vocazioni; in una parola, la crisi dell'evangelizzazione anche nella nostra vicaria.
La situazione del clero è ben nota: nonostante la presenza di 23 presbiteri e 2 diaconi, per una popolazione intorno ai 20.000 abitanti, bisogna tener presente che:
- 7 sono oltre i 75 anni (di cui 2 malati)
- 12 fra i 60 e i 74 anni,
- 3 tra i 57 e i 59 anni
- 1 (donatoci da lei Eccellenza per i giovani) intorno alla trentina.
È vero, l'età anagrafica può essere relativa se si è riempiti dell'amore di Dio, della Vita Eterna, ma nemmeno noi clero siamo immuni dalle trasformazioni troppo repentine del fine millennio.
Abbiamo riflettuto insieme, qualche mese fa, circa questa nostra realtà e dinanzi ad un palese scoraggiamento di tutti... si diceva: "Occorrerebbe promuovere di più il laicato, ma non sappiamo né come reperirlo, né come accompagnare la sua formazione: un silenzio di morte sembra aleggiare su questo argomento! Ci lamentiamo dei gruppi spontanei di preghiera, di devozione; abbiamo paura di deviazioni o banalizzazione della fede, ma non sappiamo né metterci dentro per aiutare, né prospettare alternative alle esigenze emergenti. Critici nei confronti di esperienze nuove di fede, di movimenti o associazioni (tra l'altro chiamati frutto del Concilio e dello Spirito!...), sperando ancora nella pastorale di massa, ma sempre più testimoni dello sfaldamento della Tradizione e di quei pochi di buona volontà, che non reggono all'impeto del secolarismo!...".
Ho fatto questa lunga citazione di un documento, su cui abbiamo riflettuto, per dirci che i problemi sono a nostra conoscenza e che, anche se stentatamente, proviamo a dipanarne la matassa.

L'importanza dei laici
Se la nostra storia è anche storia dove Dio è presente, sembra evidente che lo Spirito sta sospingendo anche la nostra Chiesa verso soluzioni diverse da quelle del passato.
Non sarà il clero da solo, con la sua azione evangelizzatrice e pastorale, a garantire la sussistenza della Chiesa. Ma, clero e laici insieme, La Chiesa sarà luce delle genti. Con la sua esperienza manifesta a tutti che Dio c'è, è presente e opera. La Chiesa conciliare, popolo santo di Dio, deve ritrovare la sua missione di essere luce, sale, lievito. La forza dell'annuncio dovrà essere la testimonianza: c'è un modo cristiano di affrontare la vita, che non solo gratifica la coscienza, ma crea cose nuove di pace nella libertà e nella speranza, che oltrepassa la sfera temporale, annullando la paura della morte, e riempie di gioia il destino dell'uomo.
Nelle nostre parrocchie, come nel resto del mondo, non abbiamo più la certezza dell'identità cristiana: ci sono forse differenze nelle scelte essenziali e quotidiane di un cristiano o di un ateo? Basta guardare il volto delle persone: la risurrezione di Gesù è difficile incontrarla! Lo stato con le sue istituzioni non sorregge più i valori cristiani; la scuola, la medicina, la scienza, la società tutta sta rifiutando il confronto con la cultura delle nostre radici, cioè quella cristiana. Anche la nostra gente, di fronte ai messaggi dei mass media e della moda, si trova smarrita e ha paura di proporre valori diversi ai figli, per non farli sentire isolati in un mondo che tutto travolge. Il dubbio sulla salvezza di Cristo è impresso ormai nella vita quotidiana. La religiosità naturale ha sostituito la Fede: si cerca Dio solo nel bisogno!

La pastorale ereditata
1. Sullo sfondo c'è la linea della Tradizione, che la gente ama, ma di cui ha perduto il significato profondo:
- i momenti dei Sacramenti dell'Iniziazione cristiana
- i funerali
- quasi tutti i matrimoni
- le feste patronali o di devozione
- alcuni momenti principali dell'anno liturgico: Natale, settimana santa, Pasqua...
2. Esistono alcune associazioni, ma che in genere, col secolarismo e l'individualismo di oggi, vengono osteggiate e rifiutate:
- le confraternite, benemerite una volta, ma oggi quasi svuotate del loro significato: ognuno cerca di venire incontro a chi ha bisogno personalmente: non esiste in Vicaria uno sportello di ascolto e di accoglienza!
- qualche gruppo di Azione Cattolica
- qualche gruppo di preghiera
- forse il terz'ordine francescano (nel ramo femminile).
Ma quasi sempre  l'annuncio risente ancora di una morale proposta più come dovere, che come frutto interiore dell'esperienza di Dio, dell'incontro nello Spirito, per mezzo dell'azione salvifica di Gesù.
La Parola di Dio non può essere ancora presentata come fatto puramente intellettuale, al quale segue la scelta della propria volontà. La salvezza di Gesù non consiste nell'avere solo indicato la strada, ma nell'essere Lui l'artefice della vita nuova; a noi spetta l'ascolto, la disponibilità dell'accogliere, del desiderare, poi è lo Spirito di Gesù risorto che la realizza in ciascuno; a noi lo sforzo di trovare i tempi per ascoltare, per pregare, dire il nostro sì della Fede: le opere verranno sicuramente come grazia, come dono dell'amore di Dio.
Mi sembra sia questo che viene a mancare alla nostra esperienza cristiana. Molto spesso, quando proviamo a toccare questo tasto, troviamo sguardi smarriti o increduli.
Una pastorale che si rinnova
A questa linea dovrebbe rivolgersi la ricerca per un rinnovamento spirituale. Alcune parrocchie già hanno intrapreso questa linea:

1. Per la promozione laicale:
- si stanno formando, anche se con fatica, i consigli pastorali parrocchiali
- il consiglio per gli affari economici
- ci sono persone che si interessano del luogo chiesa (ostiari, pulizia, fiori)
- ministri straordinari dell'Eucaristia
- catechisti
- coppie per la formazione al Matrimonio
- coppie per la formazione di gruppi famiglia
- qualche esperienza di cooperazione missionaria
- gruppi per il canto liturgico.

2. Per la formazione laicale:
- sia in passato che al presente, nella nostra Vicaria, si sono promossi i Corsi di Cristianità: dall'inizio di questa esperienza in diocesi fino ad ora, circa un migliaio di nostri fratelli e sorelle ha partecipato al Corso. È avvenuto però, sicuramente con un po' di superficialità da parte di tutti, che pochi sono rimasti perseveranti. Noi clero abbiamo preso la decisione, negli ultimi incontri avuti, di riprendere da qui l'azione pastorale a favore dei laici, ripresentando la proposta a chi si è allontanato, rafforzando così la loro presenza e la loro testimonianza;
- una parrocchia sta tentando l'esperienza delle comunità neocatecumenali per rivitalizzare il battesimo degli adulti; c'è da dire che non sono state e non sono poche le difficoltà per questa esperienza;
- un'altra parrocchia ha anche l'esperienza dei Focolari, che, come tutte le altre, ha bisogno di maturarsi e di crescere;
- anche i "centri di ascolto" fanno parte del tentativo di nuova catechesi agli adulti;
- a livello giovanile qualche parrocchia, a fatica, sta promuovendo associazioni e momenti particolari di formazione umana e cristiana: qualche gruppo di SCOUT, di ACR, momenti di preghiera in talune circostanze...
- Un tentativo, che va avanti da qualche anno e sul quale si è inserita l'azione pastorale di don Tarcisio, l'assistente dei giovani in Vicaria, è quello di far ritrovare insieme giovani di alcune parrocchie, con centro Rubbianello per le sue strutture a loro favore, proponendo vari momenti di formazione sia durante l'anno scolastico che nel periodo estivo. Sicuramente questa potrebbe essere il fondamento di una prossima evangelizzazione dei giovani, quando essi stessi diverranno capaci di testimonianza e di annuncio diretto.