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Tabella
tecnica
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SCULTURE
E OGGETTI D’ARREDO
IN LEGNO DIPINTO, DORATO O ARGENTATO

Materia
e tecnica
Rientrano,
in questa categoria, tutte le statue in legno dipinto e tutti
gli oggetti di arredo di piccole o grandi dimensioni quali
candelabri, gradini d’altare, tabernacoli, che presentano una
superficie dipinta, dorata o argentata.
Questi oggetti sono realizzati in legno, scolpito in un unico
pezzo o in più parti assemblate fra loro, sul quale venivano
stesi vari strati di una base preparatoria composta da colle
diverse, gesso e bolo, che aveva lo scopo di fare aderire
all’oggetto, nel miglior modo possibile, i colori o le sottili
foglie di oro o d’argento.
Dalla composizione di questa base preparatoria, la cui formula
era conservata gelosamente all’interno delle botteghe
artigiane, dipendeva la durata e la buona resa della stesura
pittorica.
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Fattori
di rischio
1. Sporcizia
2.
Umidità e sbalzi di temperatura
3.
Interventi sbagliati
4.
Cause meccaniche
5.
Tarli |
1.
Come prevenire i danni causati dalla sporcizia
La semplice
spolveratura degli oggetti di legno dipinto o dorato è
un’operazione molto delicata poiché spesso, a causa del
naturale movimento del supporto ligneo, lo strato superficiale
si solleva formando delle scaglie alle quali gli stracci o i
batuffoli di cotone si possono agganciare provocando la caduta
del colore. È bene quindi spolverare questi oggetti di
frequente, ma molto delicatamente, con un pennello morbido.
È da evitare la pulitura con stracci umidi, saponi, abrasivi,
alcool petrolio, varechina o sgrassanti in genere: queste
sostanze possono avere l’effetto immediato di consumare le
superfici decorate o quello, meno evidente ma altrettanto
dannoso, di deteriorare gli strati adesivi che tengono l’oro o
il colore aderenti al supporto ligneo.
Oltre ai depositi di polvere, è facile trovare sugli arredi di
uso comune sgocciolature di cera essiccata; anche se la
tentazione di rimuoverla può essere forte, è bene evitarlo e
rimandare quest’operazione ad un esperto.
2.
Come prevenire i danni causati dall’umidità e dagli sbalzi di
temperatura
L’acqua, o
semplicemente l’umidità, sono fra le principali cause del
degrado degli oggetti in legno. Questo materiale reagisce con
grande rapidità alle variazioni di umidità gonfiandosi e
asciugandosi con movimenti bruschi e molto evidenti. Non
reagiscono con la stessa velocità e nella stessa misura le
colle e le vernici con le quali sono trattate le superfici e
questo provoca la formazione di crepe e a volte la caduta del
colore.
È importantissimo quindi tenere gli oggetti di legno lontani
dall’acqua:
evitare di appoggiare vasi di fiori o piante direttamente sulle
superfici lignee;
se gli oggetti portati in processione si bagnano, prima di
riporli è bene asciugarli con una spugna o uno straccio
morbido, senza strofinare, ma semplicemente tamponando.
Sarebbe necessario mantenere negli ambienti un livello di umidità
costante, e, a questo proposito, sono molto dannosi i
riscaldamenti che, durante l’inverno, sono accesi, a
temperature elevate, per poche ore la settimana. Sono
assolutamente da evitare gli sbalzi di temperatura e umidità.
Naturalmente è importante tenere gli oggetti di legno lontani
dalle fonti di calore: stufe, lampade, candele, e difenderli
dalla luce diretta del sole.
3.
Come prevenire i danni causati dagli interventi sbagliati
Le statue e gli
oggetti di arredo in legno dipinto sono fra i più diffusi nelle
nostre chiese, ma anche fra i più deperibili. Capita spesso
quindi che si senta la necessità di intervenire per riparare
qualcosa che ha ceduto alle insidie del tempo e dell’uso
quotidiano: ridipingere le statue, ridorare i candelabri,
stuccare le crepe, incollare o inchiodare i pezzi che si sono
staccati. Nella maggior parte dei casi queste operazioni, se
eseguite da mani non esperte, sono molto dannose. L’uso di
stucchi o colle moderne, a contatto con i materiali antichi, che
sono per lo più di origine organica, li può irrimediabilmente
deteriorare.
La ridipintura delle statue è un’operazione dannosa, spesso
irreversibile e molto irrispettosa verso l’autore, poiché
mutila l’opera di uno dei suoi elementi essenziali, il colore,
stravolgendola completamente.
Altrettanto dannoso, e poco efficace è l’uso della porporina
per ridorare candelabri o altri oggetti: queste vernici, molto
facili da usare, danno nell’immediato un effetto soddisfacente
ma molto limitato nel tempo, tendono, infatti, rapidamente a
prendere una colorazione verdastra, assai spiacevole. Sono
inoltre molto dannose per le superfici lignee e assai difficili
da asportare.
È quindi bene evitare assolutamente questo tipo di interventi,
rivolgendosi sempre ad un esperto.
4.
Come prevenire i danni provocati da cause meccaniche
Tali
suppellettili di uso comune, devono essere rispettate e
manipolate con delicatezza e attenzione, in particolar modo
quando si trovano in non perfetto stato di conservazione e sono
quindi più fragili del solito.
È necessario raccomandare ai fedeli, a coloro che si occupano
delle pulizie e ai fotografi, di muoversi con prudenza cercando
di non urtare gli arredi ed evitando assolutamente di farli
cadere.
È bene riporli negli armadi e nei ripostigli con un certo
ordine, senza accatastarli, evitando che precipitino ogni volta
che si cerca di spostarli.
Particolarmente soggette a traumi sono le opere che sono portate
in processione. Quando si avvicinano quelle ricorrenze, è bene
prepararsi per tempo, controllando accuratamente gli oggetti,
soprattutto nelle parti ad incastro. Le sollecitazioni, alle
quali sono sottoposti in queste occasioni, sono molte ed è
meglio, e meno costoso, farli revisionare da un restauratore,
prima della processione, che farli restaurare dopo che sono
caduti.
È importante conservare sempre i frammenti, anche minimi,
persino le piccole scaglie d’oro o di decorazione pittorica,
che si staccano dalle opere (riporli in buste chiuse, scrivendo
da dove provengono): al momento del restauro possono rivelarsi
preziosi.
5.
Come prevenire i danni provocati dai tarli
Gli oggetti
tarlati diventano molto fragili e devono essere maneggiati con
delicatezza. Sotto una superficie apparentemente sana, con
appena qualche forellino, si può nascondere un legno molto
indebolito che potrebbe spezzarsi e sbriciolarsi per un
nonnulla.
Quando ci si accorge di un’infestazione è bene cercare di
isolare gli oggetti più colpiti, portandoli in ambienti
asciutti e trattandoli con prodotti specifici (quelli
generalmente in commercio non sono particolarmente efficaci, è
bene chiedere ad un restauratore il nome dei prodotti più
adatti).
Sarebbe bene, periodicamente, fare un trattamento antitarlo, di
carattere preventivo, a tutti gli oggetti a rischio.
Si tratta di un’operazione che, con le dovute cautele e con
l’assistenza iniziale di un restauratore, si può fare da soli
e con grande beneficio, nel tempo, per gli oggetti.
È necessario ricorrere al restauratore quando si notano:
Eccessivi depositi di sporcizia che non si possono essere
asportati con la semplice spolveratura.
Sollevamento e crettatura della doratura o della superficie
pittorico.
Cedimento o caduta di alcune parti
Crepe
Tarli.
È molto importante che
gli oggetti in legno non siano affidati a semplici falegnami ma
a restauratori esperti, che conoscono le tecniche antiche e sono
in grado di ricostruire e mantenere l’aspetto originario delle
opere. |
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MOBILI
E ARREDI DI LEGNO AL NATURALE

Materia
e tecnica
Nelle nostre
chiese sono molti gli oggetti, piccoli e grandi, realizzati in
legno: cornici, mobili, armadi, cassettiere, panche,
inginocchiatoi, porte, fino alle grandi strutture fisse come i
cori, pulpiti, i soffitti lignei e le cantorie.
Questi oggetti possono essere realizzati con tecniche diverse, a
massello, intarsiati, impellicciati, lastronati, ma presentano
problemi simili di conservazione.
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Fattori
di rischio
1.
Sporcizia
2.
Umidità e sbalzi di temperatura
3.
Interventi sbagliati
4.
Topi |
1.
Come prevenire i danni causati dalla sporcizia
Mobili e grandi
strutture di legno andrebbero periodicamente spolverati con
pennelli e panni morbidi.
Un paio di volte nel corso dell’anno sarebbe bene cercare di
raggiungere le parti che, soprattutto per le opere di grandi
dimensioni come cori, altari ecc., rimangono di difficile
accesso (parti alte e interne).
Se le superfici sono abbastanza solide e non c’è il rischio
di asportare schegge o elementi malfermi, è utile passare un
aspirapolvere per liberare dai depositi gli interstizi e le
giunture.
Quando in chiesa si effettuano lavori di muratura o
imbiancatura, non bisogna dimenticare di proteggere anche le
zone della carpenteria che rimangono invisibili dal basso, come
le parti superiori degli altari o dei cori. I calcinacci e la
polvere che si depositano, e soprattutto che entrano nelle
fessure e negli interstizi, provocano col tempo lo scollamento
dei vari elementi.
Per la pulizia di queste strutture è da evitare l’uso
dell’acqua e di prodotti lucidanti.
I cassetti andranno tenuti in buona efficienza passando della
cera sulle guide interne. Cardini e serrature possono essere
lubrificati con prodotti comunemente in commercio, badando che
non colino sulle parti in legno.
2.
Come prevenire i danni causati dall’umidità e dagli sbalzi di
temperatura
Per la buona
conservazione degli oggetti in legno sono da evitare gli
ambienti troppo umidi e soprattutto i bruschi sbalzi di
temperatura e umidità.
Particolarmente delicati da questo punto di vista sono gli
arredi fissi, come cori e cantorie, che sono a contatto diretto
con le pareti. È bene ispezionarli di frequente, verificando la
presenza di macchie di umidità o di muffe.
3.
Come prevenire i danni causati dagli interventi sbagliati
Anche se i mobili
e gli oggetti in legno, a causa dell’uso molto frequente,
necessitano spesso di interventi e riparazioni, non bisogna
cedere alla tentazione di affidarli a falegnami ed artigiani che
non conoscono le tecniche e i materiali antichi.
L’applicazione di chiodi, viti e colle moderne può essere
molto dannosa.
4.
Come prevenire i danni causati dai topi
Può capitare che
gli arredi lignei siano soggetti ad invasioni da parte di topi e
ratti, che possono provocare danni a volte molto gravi. È bene
ispezionarli di frequente e, se si tratta di mobili, non
sovraccaricarli di oggetti, in modo da poterli vuotare
periodicamente per controllare che non vi siano deiezioni di
topi o, tra tavola e tavola, i tipici varchi a "V"
rovesciata che questi animali si aprono nel legno.
È
necessario ricorrere al restauratore quando si notano:
Crepe
Scollamento
di alcune parti
Caduta
di alcuni elementi
Tarli
È
bene rivolgersi ad un restauratore esperto e non affidare il
lavoro ad un semplice falegname.
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MATERIALI
CARTACEI
E DOCUMENTI IN PERGAMENA

Materia
e tecnica dei materiali cartacei
I materiali
cartacei conservati presso le parrocchie possono essere di varia
natura: opere a stampa (libri, messali ecc.), manoscritti
(l’archivio parrocchiale ed altri documenti e/o archivi che
possono essere pervenuti per ragioni diverse), immagini dipinte su
carta, stampe, fotografie.
Materia
e tecnica dei documenti in pergamena
La pergamena è
stata usata, prima dell’invenzione della carta, per
l’estensione degli atti pubblici e privati. Per le sue
caratteristiche di durabilità e prestigio, essa è rimasta,
soprattutto presso le autorità ecclesiastiche, il supporto
privilegiato per i documenti più importanti. Presso le parrocchie
possono pertanto trovarsi numerosi documenti in pergamena. Si
tratta di conferimenti di benefici, autentiche di reliquie,
testamenti, antichi contratti e così via. Si possono trovare
anche codici liturgici (o frammenti di questi) o registri di
statuti (di capitoli collegiali e confraternite). Spesso infine le
coperte dei registri cartacei sono in pergamena (talvolta si
tratta di pergamena "di recupero", proveniente da codici
caduti in disuso dopo le riforme liturgiche della fine del
Cinquecento).
Le
precauzioni da osservare e i fattori di rischio sono uguali per
entrambi i materiali.
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Fattori
di rischio
1.
Umidità
2.
Polvere
3.
Luce
4.
Calore
5.
Piccoli roditori
(topi)
6.
Insetti
(tarli e "pesciolini d’argento")
7.
Muffe |
1.
Come prevenire i danni causati dall’umidità
L’umidità è
certamente uno degli agenti più dannosi per i materiali cartacei.
È pertanto necessario conservare questi oggetti in ambienti
asciutti e riporli lontani da fonti d’umidità, evitando di
addossarli direttamente alle pareti o lasciandoli giacere per
terra (soprattutto quando il locale è al piano terreno).
È bene inoltre mantenere sempre una certa circolazione d’aria
all’interno dell’ambiente e del contenitore dove sono esposti
i documenti. Evitare pertanto armadi e scatole completamente
chiusi.
Il contenitore ideale per questo tipo di materiali è quindi un
armadio metallico, che offre garanzie in caso d’incendio, con
ante a grata, in modo da permettere un costante ricambio
dell’aria.
Il locale ideale è una stanza al piano terreno (con un ottimo
isolamento dal pavimento), o meglio, al primo piano, con impianti
elettrici di sicurezza. Per collezioni di materiale cartaceo
superiori a 100 metri lineari di scaffalatura sono necessarie
tutte le cautele antincendio previste dalla vigente normativa e a
tal proposito si consiglia di prendere contatto con il comando
vigili del fuoco.
2.
Come prevenire i danni causati dalla polvere
La polvere contiene
particelle ossidanti che, depositandosi sulla carta possono, a
lungo andare, provocare ingiallimenti. La polvere e la sporcizia
in genere favoriscono inoltre un atteggiamento di
"abbandono" del materiale da parte delle persone
responsabili
3.
Come difendere la carta dalla luce e dal calore eccessivo
La luce, insieme al
calore, può danneggiare la carta e gli inchiostri, provocando un
precoce processo di deterioramento. È bene, quindi, proteggere i
documenti dalla luce diretta (in particolare dai raggi del sole) e
usare eventualmente tende alle finestre per schermare i vetri. La
temperatura ideale per i locali d’archivio è tra i 18 e i 20
gradi. Evitate di esporre documenti e stampe in mostre permanenti.
4.
Come evitare la presenza dei topi
La costante pulizia
dei locali di deposito è la precauzione più semplice per evitare
il proliferare di questi sgraditi ospiti. Evitate tassativamente
di abbandonare documenti cartacei in soffitte, ripostigli e
scantinati.
5.
Come evitare la presenza di tarli e altri insetti dannosi per la
carta
Dal legno e dalla
carta traggono alimento, come è noto, quelle specie di insetti
che comunemente sono chiamate tarli e "pesciolini
d’argento". Il loro passaggio si nota per i caratteristici
forellini. Per accertarsi invece della loro presenza, li si può
osservare nel periodo in cui gli insetti sono allo stato adulto,
cioè tra i mesi di maggio e settembre, quando, in forma di
piccole farfalle chiare, volteggiano nell’aria.
Qualche pastiglia di canfora può contrastare il loro sviluppo, ma
in caso di gravi infestazioni è necessario rivolgersi a ditte
specializzate. I ragni, abituale bersaglio delle pulizie
domestiche, non arrecano danno alla carta.
6.
Come evitare lo sviluppo di muffe e controllare il loro propagarsi
Come abbiamo visto
sopra, l’umidità costituisce, unita all’eccessiva
temperatura, la principale causa di deterioramento della carta:
condizioni ambientali non adatte favoriscono pertanto lo sviluppo
di muffe. Tra quelle più comuni ricordiamo quelle nere (che si
riconoscono dalla presenza di una leggera polvere nera sulla
superficie) e quelle violacee (la pagina si presenta con larghe
macchie violacee).
Le muffe intaccano la consistenza della carta e soprattutto
favoriscono la scomparsa degli inchiostri e la scrittura tende
quindi a svanire.
Per arrestare il propagarsi delle muffe talvolta è sufficiente
isolare l’oggetto e riporlo in un ambiente sano.
Non sempre sono i fattori esterni a provocare il deterioramento
dei documenti in carta; talvolta sono gli stessi componenti usati
nella fabbricazione della carta, negli inchiostri usati per la
scrittura, nelle colle utilizzate nelle legature dei registri, che
accelerano il processo di "invecchiamento" e di
deterioramento" dei supporti cartacei.
7.
Cosa fare quando si notano fenomeni di degenerazione della carta
Si sono già date
sopra alcune indicazioni per i casi particolari, una buona regola
è quella di controllare costantemente (ogni anno) lo stato di
conservazione. Danni subiti nel passato dalla carta (a causa di
tarli, roditori, umidità, ecc.) sono riparabili solo con
l’intervento di restauratori esperti, ma garantire migliori
condizioni ambientali impedisce il peggioramento di una situazione
già precaria.
Raccogliere con cura tutti gli elementi del documento (frammenti
di carta, fogli sciolti, avanzi delle vecchie legature) e riporli
provvisoriamente in una cartella o in una scatola che riporti
all’esterno le notazioni che permettono l’identificazione
dell’unità documentaria.
Sono da evitare nel modo più assoluto
interventi con nastri adesivi (la loro colla lascia tracce
indelebili sulla carta), colle tipo vinavil e rilegature
d’emergenza eseguite da personale non specializzato. |
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DIPINTI
MURALI
Materia
e tecnica
I dipinti murali
possono essere eseguiti con diverse tecniche. Le più diffuse sono
l’affresco e la tempera.
L’affresco consiste nella realizzazione della pittura
sull’intonaco ancora umido. La mutazione chimica che avviene
durante l’asciugatura trasforma il colore in una delle
componenti calcificate dell’intonaco stesso, rendendolo molto
resistente agli agenti esterni e molto duraturo.
La tempera, invece, composta da pigmenti legati fra loro da colle
animali, viene stesa sull’intonaco asciutto.
Si distingue dall’affresco per i colori più intensi e per una
stesura più materica in cui si distinguono facilmente le
pennellate.
Le pitture realizzate a secco sono meno resistenti e temono
maggiormente gli agenti atmosferici rispetto a quelle a fresco
|
Fattori
di rischio
1.
Umidità
2.
Sporcizia
3.
Agenti atmosferici
4.
Cause meccaniche |
1.
Come prevenire i danni causati dall’umidità
L’eccessiva
umidità può provocare danni molto gravi ai dipinti murali, è
quindi necessario cercare di arginarne quanto più possibile la
diffusione.
Le cause della formazione di eccessiva umidità possono essere
diverse:
a)
Capillarità
Capita spesso che
le nostre chiese siano costruite su terreni ricchi di acqua e non
siano dotate dei necessari sistemi di drenaggio per l’isolamento
del pavimento e delle pareti. Succede così che l’umidità
risalga lungo i muri dal basso verso l’alto formando grandi
chiazze sull’intonaco, fino a giungere al punto di farlo cadere.
Esistono tecniche e materiali specifici che permettono di far
fronte a questi problemi, ma si tratta di interventi molto
impegnativi per i quali è necessario rivolgersi a ditte
specializzate.
b)
Infiltrazione
La cattiva
efficienza di tetti, infissi delle finestre, grondaie, canali di
scolo delle acque può far si che l’acqua piovana si infiltri
verso l’interno. È importante controllare, periodicamente che
non ci siano falle nel sistema di scarico delle acque e che gli
intonaci esterni non presentino crepe o interruzioni che
potrebbero lasciare un varco all’infiltrazione dell’acqua.
c)
Condensa
È importante
cercare di evitare la formazione di vapore acqueo, che può essere
provocato anche dalla folla eccessiva all’interno della Chiesa.
Si può cercare di evitare la formazione della condensa aprendo
porte e finestre nelle giornate più asciutte e ventose.
2.
Come prevenire i danni causati dalla sporcizia
Gli ambienti dove
si conservano opere dovrebbero essere sempre difesi dalla polvere.
Particolarmente delicati in questo senso sono i momenti in cui la
produzione di polvere raggiunge livelli eccezionali, quando cioè
si svolgono in chiesa lavori di muratura. A differenza di altri
oggetti di piccole dimensioni, i dipinti murali non possono essere
spostati, non resta quindi che cercare di proteggerli con fogli di
carta non acida o con vecchi lenzuoli a trama fitta. È
sconsigliato, a questo punto, l’uso di teli di plastica che non
lasciano traspirare l’umidità e provocano la formazione della
condensa e, nel giro di poco tempo, la germinazione di muffe ed
insetti.
Un’altra fonte di sporcizia, particolarmente dannosa, sono le
candele che emanano un fumo grasso che si deposita sui dipinti
offuscandoli pesantemente. È quindi buona regola cercare di
mantenere i candelieri il più lontano possibile dalle pareti
dipinte.
3.
Come prevenire i danni causati dagli agenti atmosferici
I dipinti che
ornano le pareti esterne degli edifici, le immagini delle edicole
votive, le stazioni della Via Crucis, sono particolarmente esposti
all’azione degli agenti atmosferici. Il sole, la pioggia, il
vento, il gelo e, non ultimo, l’inquinamento atmosferico,
possono essere molto dannosi per le superfici dipinte.
Non sono molti gli espedienti ai quali si può ricorrere per
difendere queste opere. L’applicazione di protezioni in vetro o
altro materiale trasparente risultano spesso addirittura dannose
poiché provocano un effetto serra che favorisce la formazione di
colonie di organismi animali e vegetali più nocivi della pioggia
e del vento stessi. Queste protezioni, inoltre, si opacizzano
velocemente, per effetto della condensa, rendendo ben presto
completamente impossibile la lettura delle opere.
È invece utile cercare di proteggere il più possibile i dipinti
collocati all’esterno con tettoie sporgenti che li difendano dal
contatto diretto con l’acqua piovana, e controllare
periodicamente il buon funzionamento degli scarichi e delle
grondaie.
4.
Come prevenire i danni provocati dalle cause meccaniche
Nei
confronti delle pareti dipinte si dovrebbero usare attenzioni
particolari cercando di preservarle da tutto ciò che potrebbe
essere traumatico. Persino le vibrazioni provocate dal traffico
eccessivo si sono dimostrate dannose per gli intonaci dipinti, tanto
più lo sono azioni più dirette quali piantare chiodi, attaccare
nastri adesivi, appoggiare scale, aste di baldacchino, croci
processionali.
Il fatto che alcune superfici siano già pesantemente compromesse,
che già in passato siano state vittime dell’incuria dei fedeli,
non deve far pensare che sia lecito continuare in questa azione. Più
un’opera è rovinata, più bisognerebbe cercare di salvaguardarla
da interventi traumatici.
È necessario ricorrere al restauratore quando si notano:
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1)Eccessiva
sporcizia;
2)Distacco o sollevamento dell’intonaco;
3)Crepe;
4)Caduta o polverizzazione
del colore;
5)Macchie di muffa;
6)Efflorescenze di sali
(polvere biancastra sulla superficie);
7)Macchie di umidità. |
Bisogna
prestare attenzione ai possibili distacchi dell’intonaco che
potrebbero essere pericolosi per le persone. Se si presentasse tale
evidenza sarebbe bene transennare la zona, evitando il passaggio dei
fedeli.
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DIPINTI
SU TELA
Materia
e tecnica
Quando si parla di
dipinti su tela si fa per lo più riferimento ai quadri, ma
possono essere realizzati con questa tecnica anche paliotti
d’altare, stendardi processionali, porte di tabernacoli.
Questa tecnica si basa sull’uso di un supporto di tela, per lo
più di lino o canapa, a trama più o meno fitta, tenuta, nella
maggior parte dei casi, in tensione da un telaio di legno.
Dopo aver steso una base preparatoria composta da colle diverse il
pittore realizza il dipinto facendo uso di pigmenti sciolti in
olio di lino o di noce.
Al termine, l’opera è protetta con una vernice finale
trasparente, che può essere leggermente colorata in modo da
uniformare il dipinto su un’unica tonalità.
La vernice finale fa quindi parte integrante dell’opera e deve
essere tenuta in considerazione nel corso di un eventuale
restauro.
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Fattori
di rischio
1.
Sporcizia
2.
Umidità
3.
Cause meccaniche |
1.
Come prevenire i danni causati dalla sporcizia
Innanzitutto
bisognerebbe cercare di conservare i dipinti in un ambiente privo
di polvere.
Nei momenti in cui la produzione di polvere all’interno
dell’edificio risulta eccessiva, come in occasione di lavori di
ristrutturazione, è bene ricoverare le opere trasportabili, in un
altro ambiente, purché sia relativamente asciutto, non troppo
riscaldato e al riparo dai ladri.
I quadri di grandi dimensioni, che non possono essere spostati, si
possono proteggere dalla polvere con carta velina o con teli a
trama fitta. È sconsigliato l’uso di teli di plastica che,
bloccando la traspirazione, provocano in poco tempo la formazione
di muffe ed insetti molto dannosi.
Gli eccessivi depositi di polvere possono essere rimossi dai
dipinti con un piumino molto morbido, usato con delicatezza, dopo
avere controllato che la superficie del dipinto sia compatta e non
presenti screpolature o scaglie di colore in rilievo, che si
potrebbero staccare.
Assolutamente da evitare è l’uso di sostanze umide come acqua.
Esse interagiscono con la materia del dipinto producendo effetti
spesso irreversibili: il lavaggio con acqua di un’opera
realizzata a tempera, ad esempio, provoca nel giro di poco tempo,
la completa scomparsa dell’immagine.
2.
Come prevenire i danni causati dall’umidità
Gli sbalzi
repentini di umidità e temperatura possono essere molto dannosi
per i dipinti.
Mentre sono in grado di affrontare le graduali variazioni dovute
al naturale susseguirsi delle stagioni, essi sopportano con più
difficoltà i bruschi passaggi provocati dai moderni impianti di
riscaldamento. Non potendo pretendere che nelle chiese si faccia
uso degli impianti di misurazione dell’umidità, molto diffusi
nelle strutture museali, e neppure che si rinunci all’uso dei
riscaldamenti, si può suggerire di evitare ogni sbalzo di
temperatura e umidità.
L’eccessiva umidità può provocare sui dipinti, anche appena
restaurati, la formazione di muffe. È bene, inoltre, evitare
l’esposizione diretta ai raggi del sole e al calore delle
candele.
3.
Come prevenire i danni provocati da cause meccaniche
Innanzi tutto è
importante controllare periodicamente gli agganci dei dipinti che,
trovandosi nascosti alla vista, sfuggono spesso all’attenzione.
Frequentemente i quadri antichi sono fissati, all’interno delle
nicchie, tramite semplici zeppe di legno che possono facilmente
muoversi, facendo si che il dipinto cada alla minima
sollecitazione. Se questo accadesse, non ci si deve perdere
d’animo, un restauratore esperto, se chiamato tempestivamente,
può ancora recuperare il colore caduto. L’importante è non
toccare nulla prima del suo arrivo.
Oltre ad evitare che i dipinti cadano in terra, è importante
cercare di non scontrarli con oggetti rigidi come croci, aste e
candelabri, che potrebbero tagliarli, graffiarli o provocare la
caduta del colore.
Vanno inoltre usate cautele particolari verso i quadri che non si
conservano appesi alle pareti ma semplicemente appoggiati nelle
sacrestie o nei ripostigli.
Può essere sufficiente uno spostamento d’aria per farli cadere
e farli scontrare contro gli spigoli dei mobili o gli oggetti che
spesso sono affastellati in questi ambienti.
Per conservare i dipinti che non hanno più il loro telaio, la
cosa migliore è arrotolarli su un tubo rigido, con il colore
verso l’esterno, evitando assolutamente di piegarli.
|
È
necessario ricorrere al restauratore quando si notano:
Sporcizia
Alterazioni
del colore
Sbiancamento
o perdita della trasparenza della vernice
Muffe
Cadute
di colore
Abrasioni
Sollevamento
del colore a bolle o a scaglie
Lacerazioni
della tela
Distacco
della tela dal telaio |
È
importantissimo, per qualunque tipo di inconveniente, rivolgersi a
personale esperto, e non cedere alla tentazione di ricorrere ad
interventi casalinghi o sbrigativi, anche se poco costosi, che
possono essere molto più pericolosi di secoli di incuria.
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DIPINTI
SU TAVOLA
Materia
e tecnica
I dipinti su tavola
sono spesso opere molto antiche. Possono essere oggetti di piccole
dimensioni o strutture molto complesse, formate da più tavole
inserite in una cornice architettonica, a formare un polittico.
Si tratta spesso delle opere più venerate, più preziose ma anche
più delicate che si conservano nelle nostre chiese: è quindi
necessario usare verso di loro cautele particolari.
Essi uniscono le problematiche inerenti agli oggetti in legno a
quelle delle opere dipinte e la loro conservazione è un problema
complesso che deve sempre essere affidato a un restauratore
esperto.
È bene non intervenire mai su questi dipinti limitandosi a
cercare di mantenerli nelle condizioni climatiche e ambientali
migliori.
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Fattori
di rischio
1.
Sporcizia
2.
Clima
3.
Cause meccaniche
|
La
prevenzione
Tutto ciò che è
stato detto riguardo ai dipinti su tela deve essere applicato, con
ancor maggior rigore, alle opere su tavola.
Si devono assolutamente evitare gli sbalzi di umidità e di
temperatura, così come l’esposizione a fonti dirette di luce e
di calore.
Gli spostamenti di queste opere all’interno della stessa chiesa,
devono avvenire sotto il controllo di una persona esperta.
È buona regola, inoltre, far controllare almeno una volta
all’anno, da un restauratore, lo stato di conservazione di
questi dipinti.
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È
necessario ricorrere urgentemente al restauratore quando
si notano:
Alterazioni
del colore
Sollevamento
del colore
Cadute
di colore
Deformazioni
e spaccature della tavola
Presenza
di tarli |
Ogni qual
volta si voglia intervenire su un dipinto su tavola e sugli
ambienti che lo ospitano è indispensabile l’intervento di un
restauratore qualificato. |
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TESSUTI
Materia
e tecnica
Le sacrestie delle
nostre chiese custodiscono ancora un patrimonio piuttosto ricco, e
spesso sconosciuto, di tessuti antichi: si tratta di paramenti
liturgici, corredi d’altare, vesti di statue, parati di
rivestimento, stendardi, tappeti.
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Fattori
di rischio
1.
Sporcizia
2.
Clima
3.
Esposizione al sole
4.
Immagazzinaggio |
1.
Come prevenire i danni causati dalla sporcizia
La polvere è
particolarmente nociva alla conservazione delle stoffe poiché
disidrata le fibre e favorisce l’annidarsi di microrganismi,
oltre ad attirare insetti e topi. Per questo bisognerebbe
conservare i tessuti puliti in luoghi adeguati.
Per eliminare la sporcizia superficiale, sui tessuti privi di
ricami e in ottimo stato di conservazione, che non presentano
lacerazioni, si può utilizzare con molta attenzione una spazzola
morbida, dopo aver disteso sopra un piano d’appoggio il tessuto,
in modo che si possa arrivare con delicatezza anche nelle pieghe
più nascoste.
Se il tessuto è macchiato e la semplice spazzolatura non dà
risultati, si deve evitare di cimentarsi in qualsiasi tipo di
lavaggio e in tentativi di smacchiatura localizzata con prodotti
di uso casalingo.
2.
Come prevenire i danni causati dal clima
Assolutamente
determinanti per la conservazione dei manufatti tessili, sono gli
ambienti destinati ad accoglierli. È importante mantenere
costante temperatura e umidità, evitando ad esempio di riscaldare
gli ambienti, solo per brevi periodi.
È causa di forte degrado l’eccessiva umidità: essa alimenta,
infatti, il proliferare di muffe e microrganismi, che attaccano le
stoffe rendendole sempre più fragili.
Ancora più dannose sono le infiltrazioni d’acqua: questa,
infatti, può aggredire i colori che, espandendosi sulla
superficie del tessuto, provoca danni irreversibili.
3.
Come prevenire i danni provocati dalla luce
La luce è la causa
principale di deperimento dei tessuti poiché sbiadisce i colori e
compromette la compattezza stessa delle fibre. È importantissimo
evitare che i tessuti vengano esposti alla luce diretta, sia
naturale sia artificiale.
Se si dovessero, per qualsiasi motivo, conservare fuori dagli
armadi, si dovrà cercare di schermare il più possibile la luce
naturale delle finestre facendo uso di tendoni molto spessi.
Nel caso in cui, come accade in alcune sacrestie, si volessero
allestire piccole esposizioni temporanee e non, è necessario
organizzare una "rotazione", in modo che il periodo di
esposizione di ogni parato sia relativamente breve. La luce anche
in questi casi non dovrebbe essere mai diretta, e se si trattasse
di luce artificiale dovrebbe essere emanata da lampade a luce
fredda, opportunamente schermate.
4.
Come prevenire i danni causati da un errato magazzinaggio
Purtroppo, sovente,
per motivi di spazio i tessuti antichi non sono correttamente
conservati.
Innanzi tutto è necessario assicurarsi che armadi e cassettiere
in legno non siano attaccati dai tarli. In tal caso è necessario
procedere alla disinfestazione avendo naturalmente l’accortezza
di eseguire l’intervento dopo aver svuotato i contenitori dalle
stoffe.
È buona norma lasciare dentro gli armadi e i cassetti della
canfora, chiusa dentro sacchetti di cotone leggero.
I paramenti appesi, alla lunga, tendono col loro stesso peso a
deformarsi se non addirittura a strapparsi. Se si devono
conservare in questo modo le grucce dovranno assecondare la forma
della veste; si potranno attenuare le spigolosità delle grucce
con rinforzi di tela di cotone.
Il modo migliore per riporre i tessuti consiste nell’utilizzare
un contenitore aerato, al riparo dalla luce, in un ambiente
asciutto e lontano da fonti di calore.
È preferibile collocare i parati distesi, riducendo quanto più
possibile le piegature ed eventualmente inserendo, per evitare
pieghe troppo rigide, imbottiture di carta velina.
È necessario evitare di sovrapporre troppi tessuti nello stesso
spazio: il peso può creare dannose piegature e schiacciare le
decorazioni a rilievo.
È anche buona norma inserire tra un parato e l’altro fogli di
carta velina o teli di cotone per difenderli dalla polvere e per
evitare ai fili, ai ganci o quant’altro di impigliarsi e
strapparsi.
Paramenti di particolari dimensioni possono essere arrotolati con
estrema cura su tubi di cartoni o materiale plastico, avendo
l’accortezza di tenere verso l’esterno il diritto del tessuto,
e ricoprendoli con carta velina o tela di cotone.
Si deve assolutamente evitare l’uso di puntine, chiodi o spilli
per appendere vesti, arredi o biancheria liturgica: il peso del
manufatto procurerà deformazioni e lacerazioni, mentre
l’ossidazione del metallo produrrà la ruggine, dannosa perché
corrosiva.
È
necessario ricorrere al restauratore quando si notano:
Se
ci si accorge che si sono staccati galloni, applicazioni di vario
genere, ricami riportati o stemmi, è bene evitare di affidarsi
alle mani di persone dotate di buona volontà e di una certa
maestria nell’arte del cucito. Per qualsiasi intervento, anche
per quelli che possono sembrare di semplice attuazione, è buona
regola chiedere l’opinione del restauratore.
Ogni
volta che si intende far pulire un parato, sia integralmente sia
su macchie localizzate, è necessario affidarsi esclusivamente ad
un restauratore esperto. I tessuti antichi non possono
assolutamente essere lavati. |
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METALLI
Materia
e tecnica
Croci, calici,
pissidi, ostensori, incensieri, reliquiari candelieri,
cartagloria, lampada, ex voto, porte di tabernacolo, e in genere
tutte le suppellettili liturgiche in oro, argento dorato, metallo
dorato o argentato, bronzo. Inoltre si devono ricordare tutti gli
arredi fissi o mobili quali inferriate, cancelli, lampadari ecc.
realizzati in ferro.
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Fattori
di rischio
1.
Sporcizia
2.
Clima
3.
Inmagazzinaggio
4.
Uso
5.
Assemblaggi con chiodi o filo di ferro |
1.
Come prevenire i danni causati dalla sporcizia
Per evitare che
sulla superficie del metallo (argento, bronzo, metallo dorato…)
si accumuli troppa polvere, è consigliabile pulire periodicamente
con un pennellino morbido, con il manico di legno, per non
graffiare l’oggetto. Si deve sempre evitare di pulire gli
oggetti con soluzioni acquose, ottenute con limone, aceto, sale,
acido muriatico e ammoniaca, o con prodotti industriali in pasta
tipo Sidol. Queste sostanze sono dannose perché reagiscono con il
metallo provocando alterazioni e corrosioni della superficie degli
oggetti danneggiandoli irrimediabilmente.
È sempre bene evitare di pulire le superfici utilizzando polveri
abrasive o pagliette, poiché pur donando un’immediata
lucentezza, producono graffi e abrasioni che deturpano le
superfici e spesso cancellano le decorazioni.
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Come
pulire gli oggetti in argento |
Come
pulire gli oggetti di metallo dorato |
Come
pulire gli oggetti di bronzo |
|
Gli
oggetti in argento quando si presentano molto anneriti, si
possono pulire con acqua e sapone neutro, aiutandosi, con
uno spazzolino morbido, avendo l’accortezza di sciacquare
poi molto bene, con acqua demineralizzata. È importante
asciugarli benissimo con un panno morbido, perché il
ristagno di umidità può causare alterazioni del metallo.
Questo metodo di pulitura non danneggia la superficie
dell’argento che generalmente è lavorata a sbalzo e
cesello, poiché il sapone neutro non è aggressivo
chimicamente e, soprattutto, non ha azione abrasiva. |
Se
la doratura è in buone condizioni, gli oggetti in metallo
dorato, in genere argento, rame e bronzo, possono essere
puliti passando batuffoli di cotone idrofilo imbevuti di
alcool denaturato. |
Gli
oggetti in bronzo si possono pulire con un panno leggermente
inumidito con acqua demineralizzata, in modo da togliere lo
strato di polvere, anche compatta, che si trova sulla
superficie. È importante asciugarli molto bene con un panno
morbido poiché il ristagno di umidità causa alterazioni
(di colore verde) dannose per gli oggetti. |
2.
Come prevenire i danni causati dal clima
Il clima
secco è quello più favorevole a prolungare la durata degli oggetti
metallici. Sarebbe necessario evitare gli sbalzi di umidità negli
ambienti dove si conservano gli oggetti. Se si dovesse formare uno
strato di umidità sulle superfici metalliche, è necessario
asciugare ogni oggetto, particolarmente quelli in ferro, con un
panno di cotone o lino. Se le superfici presentano i segni della
ruggine o di altre incrostazioni, si eviti di rimuovere le
incrostazioni con utensili taglienti o graffianti, oppure tele o
carte abrasive.
3.
Come prevenire i danni causati dall’uso
Gli
urti, le cadute, l’incuria, e tutti gli imprevedibili incidenti
che possono accadere nel corso dell’uso quotidiano, provocano
crepe, deformazioni, rotture e persino il distacco e la perdita di
qualche elemento. Se qualche parte si stacca, e sono solitamente
manici o parti di decorazioni, non si gettino i frammenti, potranno
servire al restauratore per ricomporre l’oggetto. Si deve sempre
cercare di evitare di assemblare i vari pezzi che compongono un
oggetto con chiodi o filo di ferro perché arrugginendosi nel tempo,
provocano macchie non asportabili.
Anche se un oggetto appare evidentemente segnato dall’uso e
opacizzato, non si deve mai ricorrere alla riargentatura (o
doratura), in quanto molto spesso si finiscono col perdere le
incisioni meno profonde, alterando l’insieme delle decorazioni
sulla superficie.
4.
Come prevenire i danni provocati dall’errato inmagazzinaggio
Per gli
arredi liturgici in metallo destinati al deposito in sacrestia, si
suggerisce di riporli in armadi chiusi. Nel caso siano disponibili
solamente delle scaffalature aperte, è necessario che ogni oggetto
sia avvolto in fogli di carta velina e collocato in un contenitore
chiuso, disposto a qualche centimetro dal pavimento.
|
È
necessario ricorrere al restauratore
quando si notano:
una
perdita parziale o totale dei trattamenti di superficie del
metallo, come doratura, argentatura, brunitura, agemina
ecc.;
della
ruggine sugli oggetti in ferro;
ossidazioni
di vario colore nero, bruno, bluastro, grigio chiaro per
l'argento;
incrostazioni
e alterazioni dal colore verde intenso o verde chiaro per il
rame e le sue leghe (bronzo e ottone);
frammentazioni,
distacchi, rotture nel metallo |
È
assolutamente necessario rivolgersi a un restauratore e non affidare
gli oggetti a laboratori orafi o a persone non qualificate,
diffidando da coloro che, per riportare gli oggetti al loro
originario splendore, propongono interventi di argentatura o
doratura. |
|
GESSI
E STUCCHI

Materia
e tecnica
Le nostre chiese
contengono spesso una ricca varietà di opere realizzate in gesso
o in stucco. Per la maggior parte si tratta di arredi fissi, come
gli altari, o di decorazioni architettoniche quali fregi, volute,
capitelli, cornici, colonne e lesene, dipinte a volte ad
imitazione del marmo. Non vanno infine dimenticate le statue in
gesso policromo, spesso anche di recente produzione, o i calchi.
|
Fattori
di rischio
1.
Sporcizia e polvere superficiale
2.
Umidità |
1.
Come prevenire i danni causati dalla sporcizia
Per evitare le
corrosioni e le macchie della sporcizia a lungo accumulata, si
suggerisce di spolverare gli stucchi o i gessi frequentemente,
almeno due o tre volte l'anno, con un aspirapolvere e con pennelli
morbidi o piumini.
2.
Come prevenire i danni causati dall'umidità
L'umidità è la
causa principale di degrado degli oggetti in stucco o in gesso.
L'umidità che si diffonde per infiltrazione o per risalita
provoca la decomposizione della materia in polvere; quella che si
forma per condensa, invece, agisce, oltre che sullo spessore della
materia, sulle sue strutture portanti. Queste, infatti, quasi
sempre sono in ferro e, arrugginendosi al contatto con l'umidità,
si dilatano e spaccano le forme modellate.
I
metodi di prevenzione sono gli stessi che si suggeriscono per i
dipinti murali:
la costante
manutenzione dei tetti, degli infissi, delle grondaie e dei canali
di devoluzione dell'acqua;
la prudente, ma costante aerazione della chiesa e la cura
nell'evitare le fonti di vapore.
È
necessario ricorrere al restauratore quando si notano:
macchie,
efflorescenze in forma di polvere, perdite di coesione del
materiale, cadute di frammenti e ruggine nei ferri in armatura.
È
necessario rivolgersi a un restauratore con esperienza specifica
in materia. |
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PIETRE
E MARMI
Materia
e tecnica
In questa categoria
rientra un gruppo nutritissimo di opere quali statue, rilievi,
lapidi, epigrafi, ma soprattutto arredi come altari, pulpiti,
balaustre, acquasantiere, fonti battesimali, sarcofagi. Si devono
inoltre ricordare gli elementi architettonici, sia interni sia
esterni, come cornici di porte e finestre, nicchie e pavimenti.
In generale va sottolineato che, pur essendo questa una categoria
di oggetti realizzati in materiali considerati resistenti, sono
comunque soggetti spesso ad un utilizzo quotidiano, o ad un
quotidiano passaggio di persone e vanno trattati con la massima
cura e attenzione.
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Fattori
di rischio
1.
Sporcizia e polvere superficiale
2.
Inquinamento atmosferico -chimico
3.
Inquinamento biologico
4.
Alterazioni degli elementi metallici
5.
Umidità |
1.
Come prevenire i danni causati dalla sporcizia
La maggior parte
dei danni inferti agli oggetti in pietra e marmo sono dovuti ad un
uso scorretto e inadeguato di spazzole o strumenti metallici, se
non addirittura di paste abrasive o acidi, impiegati appunto per
pulire le superfici. In realtà se si effettua una costante
pulitura attraverso la rimozione della polvere superficiale con
pennelli asciutti, morbidi e l'utilizzo di un aspirapolvere, si
potrà evitare di ricorrere a metodi più invasivi. Una volta
l'anno poi, se gli oggetti in pietra o in marmo non sono dipinti
od eventualmente dorati, se la superficie che si intende pulire
non è a diretto contatto con il metallo, e se non è soggetta a
gelate, si può pulire con una spugna leggermente inumidita di
acqua pura.
2.
Come prevenire i danni causati dall'inquinamento atmosferico
L'inquinamento
atmosferico è sicuramente la causa principale che crea i danni più
gravi sugli oggetti in pietra o in marmo. L'unico intervento
fattibile è quello di tentare di ridurre i residui degli scarichi
degli impianti di riscaldamento. Le candele purtroppo, anche nel
caso di manufatti lapidei, sono fonte di detriti molto dannosi. Se
non si possono eliminare, almeno si deve cercare di ridurne il
numero e di tenerle il più possibile lontano dagli arredi.
3.
Come prevenire i danni causati dalle alterazioni degli elementi
metallici
Per il sostegno
degli oggetti in pietra o in marmo si impiegano comunemente perni
metallici, che ovviamente entrano in diretto contatto con l'opera.
Inoltre nelle rappresentazioni di personaggi sacri, non di rado
gli attributi (corna, palma del martirio ecc.) sono realizzati in
metallo. In questi casi si deve prestare la massima attenzione
alle modalità di conservazione, poiché le parti metalliche, che
si alterano secondo i principi fisici e chimici della loro
materia, provocano macchie e disgregazioni sui materiali lapidei.
Per questo non si devono mai bagnare gli oggetti con parti
metalliche e, se posti all'esterno, si cerchi di proteggerli, per
quanto è possibile dagli agenti atmosferici.
|
È
necessario ricorrere al restauratore
quando si notano:
Croste
nere
Muschi
e licheni
Incrostazioni
di sali (polvere biancastra)
Macchie
di ruggine (rossastre) o
di rame (verdi)
Fenomeni
di erosione, esfoliazione,
macro o micro fessurazioni
Distacchi
di parti o frammenti |
Anche quando
gli oggetti sono stati già restaurati è necessario prevedere
degli interventi periodici, per mantenere attive le barriere
superficiali protettive applicate durante il restauro. |
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ORGANI
Materia
e tecnica
Le nostre chiese
possiedono numerosi organi e canne che, nei casi più fortunati,
sono strumenti di grande interesse storico artistico, alcuni di
questi vengono utilizzati frequentemente, altri saltuariamente,
altri ancora, per diversi motivi, definitivamente abbandonati,
preferendo loro prima l'armonium, ora l'elettrofono. La
conservazione di questi strumenti, e ancor più l'ordinaria
manutenzione, è argomento complesso e delicato; pertanto se ne
daranno di seguito solo alcuni cenni.
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Fattori
di rischio
1.
Non utilizzo o utilizzo sporadico
2.
Utilizzo scorretto |
1.
Come prevenire i danni causati dall'utilizzo sporadico
I nemici
dell'organo si fanno particolarmente attivi quando lo strumento
rimane troppo a lungo inutilizzato.
La polvere è senza dubbio uno dei nemici più temibili derivati
da un utilizzo sporadico, o addirittura raro dello strumento. Si
deposita in abbondanza, dappertutto, ed è particolarmente dannosa
sull'anima della canne, nell'ancia e nelle valvoline dei somieri
in cui riesce ad infiltrarsi con l'aria fluente.
La tenda, che ancora in certe chiese copre il prospetto, nata per
allontanare la polvere in graduale sostituzione delle portelle,
comporta alcuni problemi:
- se si arrotola male e si srotola con poca accortezza, scarica la
polvere che vi si è depositata nelle bocche delle canne di
prospetto,
- se rimane chiusa per troppo tempo, impedisce la circolazione
dell'aria e favorisce il ristagno di polvere,
- se è rovinata e non perfettamente allineata, può addirittura
ammaccare le canne.
Gli inquilini indesiderati, ma molto diffusi che dimorano negli
organi e ai quali si deve prestare molta attenzione sono ragni,
topi e pipistrelli, che portano e creano sporcizia, quando non
intasano con i loro corpi le canne stesse. Anche gli organi che si
utilizzano più frequentemente sono abitati, soprattutto
all'interno della cassa, da ragni che producono le loro ragnatele
un po’ ovunque, sia nella parte fonica che in quella meccanica.
I topi divorano pelli, forano legnami e rodono anche le canne di
piombo. I rifiuti organici dei pipistrelli bruciano e dissolvono
chimicamente le parti che ne vengono a contatto. Se poi l'organo
è abbandonato e la cantoria comunica con l'esterno (rosone, scala
del campanile, ecc.) si possono trovare altri animali (uccelli,
api…).
Tutte le parti in legno, comprese le canne, temono invece il
tarlo. Contro la polvere e i depositi volatili sarebbe necessario
scopare la chiesa con segatura bagnata (pratica che gioverebbe ai
dipinti e agli arredi in genere) e levare la polvere dei banchi e
dei muri con l'aspirapolvere o con strofinacci umidi.. Contro gli
animali sarà opportuno evitarne e prevenirne l'accesso
all'organo, ed eventualmente eseguire un intervento di
disinfestazione.
Oltre che ben pulita, la chiesa deve essere anche ben arieggiata,
perché l'organo riceve danno sia dall'eccesso di umidità che dal
troppo secco. Come per tutti gli arredi, i dipinti o le statue,
anche per gli organi è importante cercare di evitare sbalzi di
temperatura e di umidità, troppo repentini. I legni dei somieri
(nei quali l'aria s'incanala per dare il fiato alle singole canne)
e le pelli dei mantici e dei sistemi di produzione dell'aria sono
i primi a soffrirne. Le parti in metallo si ossidano mentre quelle
di legno o di pelle sono soggette a dilatazioni e contrazioni o
muffe.
L'umidità proviene dall'atmosfera, dalla respirazione concentrata
durante le lunghe ed affollate funzioni, dalla pioggia che in
vario modo può penetrare negli ambienti, attraverso le
fondamenta, le pareti o le coperture.
Bisogna stare attenti ai fulmini che possono essere attratti dalla
consistente massa metallica presene nell'organo. Per questo il
parafulmine deve esistere ed essere costantemente controllato.
In fine si aggiunga la cura che l'organista deve avere della
consolle, ove sono le tastiere ed i comandi dei registri e di
tutte le altre funzioni dell'organo. Le tastiere devono essere
spolverate con uno spazzolino morbido e protette dopo l'uso con un
panno morbido, oppure chiuse con l'apposita mensola, portella,
ribalta ecc. A fine esecuzione, i registri e i comandi devono
essere rimessi in posizione di riposo, in particolare negli organi
più antichi, dove tutti i rinvii sono meccanici, evitando così
di tenere inutilmente sotto sforzo le leve e le molle.
Le griglie delle casse espressive, ove presenti, si devono invece
tenere aperte, perché la loro atmosfera interna si mantenga
uguale a quella esterna, e si eviti ogni forma di ristagno
dell'aria.
2.
Come evitare i danni derivanti da uno scorretto utilizzo
Contrariamente a
quanto si pensa di solito, il non utilizzo dell'organo è più
dannoso dell'utilizzo frequente. Tuttavia, anche nell'uso
occorrono alcune precauzioni, solo apparentemente banali, ma in
realtà necessarie, come verificato dall'esperienza:
a) l'organo andrà
suonato possibilmente da chi ha svolto studi da organista, in ogni
modo anche il pianista o il dilettante, a prescindere da
considerazioni di tecnica esecutiva, è tenuto a conoscere le
modalità di funzionamento corretto di tutto quanto si trova nella
consolle.
b)
Indipendentemente dal tipo di musica eseguito, si dovrà prestare
attenzione a non "forzare" troppo la meccanica,
soprattutto se l'organo è molto antico, in virtù di quel
rispetto che i musicisti più sensibili dovrebbero prestare allo
strumento musicale che suonano.
c) Naturalmente non
si dovranno utilizzare l'organo e la cantoria per scopi diversi da
quelli a loro destinati (cassa dell'organo e cantoria usati come
ripostigli, oggetti poggiati sui mantici, parti dell'organo usate
a scopo decorativo)
Quando
ricorrere all'aiuto di un organaro
Occorre
tenere presente che l'organo, pur avendo una funzione
eminentemente pratica, non è solo un oggetto d'uso ma può avere
un valore storico-artistico, e pertanto essere soggetto a tutti i
vincoli di tutela e di salvaguardia propri di qualsiasi opera
d'arte. In più l'organo a canne, come strumento musicale, è uno
degli oggetti tecnicamente più complessi, e costosi, presenti
all'interno di una chiesa, per cui è opportuno che per qualsiasi
guasto, difetto e semplice consiglio, vengano interpellate persone
esperte e qualificate.
Qualora
lo strumento fosse in cattive condizioni, occorre preventivare al
più presto un restauro completo, rivolgendosi agli uffici
preposti della Curia Vescovile e della Soprintendenza, che
sapranno fornire indicazioni sul valore storico dello strumento,
sulla possibilità di fruire di eventuali finanziamenti e potranno
suggerire gli organari idonei all'esecuzione di un corretto lavoro
dal punto di vista musicale, storico-artistico e tecnico.
Se
lo strumento funziona, o è stato da poco restaurato, occorre che
sia suonato spesso e bene. Dovrà essere programmata la
manutenzione ordinaria, per eventuali piccoli difetti dovessero
verificarsi e per l'accordatura periodica delle canne, in
particolare delle ancie che, sensibili ai cambi di temperatura
richiedono di essere accordate più di una volta l'anno.
Si prenderà
contatto con un organaro anche per la manutenzione straordinaria,
ad esempio la pulizia generale e la rettifica della meccanica,
della manticeria, delle pelli, che dovrebbe essere fatta almeno
ogni dieci anni.
Una corretta
manutenzione, al limite da affidarsi ad un solo organaro per un
gruppo di chiese, è fondamentale per il corretto funzionamento
dello strumento, e si rivela anche economicamente più
vantaggiosa: è meglio provvedere subito a piccole riparazioni,
piuttosto che aspettare che l'organo diventi del tutto
inutilizzabile.
Infine,
un'ultima raccomandazione: numerosi sono gli organari capaci, ma
non mancano quelli improvvisati e poco esperti. Oltre a chiedere
consigli agli uffici citati e agli studiosi del settore, occorre
diffidare, soprattutto se lo strumento è antico, da chi
incoraggia sostituzioni di parti dell'organo, e soprattutto di
canne, trasformazioni, aggiunte di registri, elettrificazioni:
quasi sempre i soldi saranno buttati via, ed il danno
irreparabile. |
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