Appendice:  La manutenzione del patrimonio storico-artistico

Lavori al Duomo di Fermo

Tabella tecnica

SCULTURE E OGGETTI D’ARREDO
IN LEGNO DIPINTO, DORATO O ARGENTATO

Museo di Montefortino

Materia e tecnica

Rientrano, in questa categoria, tutte le statue in legno dipinto e tutti gli oggetti di arredo di piccole o grandi dimensioni quali candelabri, gradini d’altare, tabernacoli, che presentano una superficie dipinta, dorata o argentata.
Questi oggetti sono realizzati in legno, scolpito in un unico pezzo o in più parti assemblate fra loro, sul quale venivano stesi vari strati di una base preparatoria composta da colle diverse, gesso e bolo, che aveva lo scopo di fare aderire all’oggetto, nel miglior modo possibile, i colori o le sottili foglie di oro o d’argento.
Dalla composizione di questa base preparatoria, la cui formula era conservata gelosamente all’interno delle botteghe artigiane, dipendeva la durata e la buona resa della stesura pittorica.

Fattori di rischio

1. Sporcizia

2. Umidità e sbalzi di temperatura

3. Interventi sbagliati

4. Cause meccaniche

5. Tarli

1. Come prevenire i danni causati dalla sporcizia

La semplice spolveratura degli oggetti di legno dipinto o dorato è un’operazione molto delicata poiché spesso, a causa del naturale movimento del supporto ligneo, lo strato superficiale si solleva formando delle scaglie alle quali gli stracci o i batuffoli di cotone si possono agganciare provocando la caduta del colore. È bene quindi spolverare questi oggetti di frequente, ma molto delicatamente, con un pennello morbido.
È da evitare la pulitura con stracci umidi, saponi, abrasivi, alcool petrolio, varechina o sgrassanti in genere: queste sostanze possono avere l’effetto immediato di consumare le superfici decorate o quello, meno evidente ma altrettanto dannoso, di deteriorare gli strati adesivi che tengono l’oro o il colore aderenti al supporto ligneo.
Oltre ai depositi di polvere, è facile trovare sugli arredi di uso comune sgocciolature di cera essiccata; anche se la tentazione di rimuoverla può essere forte, è bene evitarlo e rimandare quest’operazione ad un esperto.

2. Come prevenire i danni causati dall’umidità e dagli sbalzi di temperatura

L’acqua, o semplicemente l’umidità, sono fra le principali cause del degrado degli oggetti in legno. Questo materiale reagisce con grande rapidità alle variazioni di umidità gonfiandosi e asciugandosi con movimenti bruschi e molto evidenti. Non reagiscono con la stessa velocità e nella stessa misura le colle e le vernici con le quali sono trattate le superfici e questo provoca la formazione di crepe e a volte la caduta del colore.
È importantissimo quindi tenere gli oggetti di legno lontani dall’acqua:
evitare di appoggiare vasi di fiori o piante direttamente sulle superfici lignee;
se gli oggetti portati in processione si bagnano, prima di riporli è bene asciugarli con una spugna o uno straccio morbido, senza strofinare, ma semplicemente tamponando.
Sarebbe necessario mantenere negli ambienti un livello di umidità costante, e, a questo proposito, sono molto dannosi i riscaldamenti che, durante l’inverno, sono accesi, a temperature elevate, per poche ore la settimana. Sono assolutamente da evitare gli sbalzi di temperatura e umidità.
Naturalmente è importante tenere gli oggetti di legno lontani dalle fonti di calore: stufe, lampade, candele, e difenderli dalla luce diretta del sole.

3. Come prevenire i danni causati dagli interventi sbagliati

Le statue e gli oggetti di arredo in legno dipinto sono fra i più diffusi nelle nostre chiese, ma anche fra i più deperibili. Capita spesso quindi che si senta la necessità di intervenire per riparare qualcosa che ha ceduto alle insidie del tempo e dell’uso quotidiano: ridipingere le statue, ridorare i candelabri, stuccare le crepe, incollare o inchiodare i pezzi che si sono staccati. Nella maggior parte dei casi queste operazioni, se eseguite da mani non esperte, sono molto dannose. L’uso di stucchi o colle moderne, a contatto con i materiali antichi, che sono per lo più di origine organica, li può irrimediabilmente deteriorare.
La ridipintura delle statue è un’operazione dannosa, spesso irreversibile e molto irrispettosa verso l’autore, poiché mutila l’opera di uno dei suoi elementi essenziali, il colore, stravolgendola completamente.
Altrettanto dannoso, e poco efficace è l’uso della porporina per ridorare candelabri o altri oggetti: queste vernici, molto facili da usare, danno nell’immediato un effetto soddisfacente ma molto limitato nel tempo, tendono, infatti, rapidamente a prendere una colorazione verdastra, assai spiacevole. Sono inoltre molto dannose per le superfici lignee e assai difficili da asportare.
È quindi bene evitare assolutamente questo tipo di interventi, rivolgendosi sempre ad un esperto.

4. Come prevenire i danni provocati da cause meccaniche

Tali suppellettili di uso comune, devono essere rispettate e manipolate con delicatezza e attenzione, in particolar modo quando si trovano in non perfetto stato di conservazione e sono quindi più fragili del solito.
È necessario raccomandare ai fedeli, a coloro che si occupano delle pulizie e ai fotografi, di muoversi con prudenza cercando di non urtare gli arredi ed evitando assolutamente di farli cadere.
È bene riporli negli armadi e nei ripostigli con un certo ordine, senza accatastarli, evitando che precipitino ogni volta che si cerca di spostarli.
Particolarmente soggette a traumi sono le opere che sono portate in processione. Quando si avvicinano quelle ricorrenze, è bene prepararsi per tempo, controllando accuratamente gli oggetti, soprattutto nelle parti ad incastro. Le sollecitazioni, alle quali sono sottoposti in queste occasioni, sono molte ed è meglio, e meno costoso, farli revisionare da un restauratore, prima della processione, che farli restaurare dopo che sono caduti.
È importante conservare sempre i frammenti, anche minimi, persino le piccole scaglie d’oro o di decorazione pittorica, che si staccano dalle opere (riporli in buste chiuse, scrivendo da dove provengono): al momento del restauro possono rivelarsi preziosi.

5. Come prevenire i danni provocati dai tarli

Gli oggetti tarlati diventano molto fragili e devono essere maneggiati con delicatezza. Sotto una superficie apparentemente sana, con appena qualche forellino, si può nascondere un legno molto indebolito che potrebbe spezzarsi e sbriciolarsi per un nonnulla.
Quando ci si accorge di un’infestazione è bene cercare di isolare gli oggetti più colpiti, portandoli in ambienti asciutti e trattandoli con prodotti specifici (quelli generalmente in commercio non sono particolarmente efficaci, è bene chiedere ad un restauratore il nome dei prodotti più adatti).
Sarebbe bene, periodicamente, fare un trattamento antitarlo, di carattere preventivo, a tutti gli oggetti a rischio.
Si tratta di un’operazione che, con le dovute cautele e con l’assistenza iniziale di un restauratore, si può fare da soli e con grande beneficio, nel tempo, per gli oggetti.
È necessario ricorrere al restauratore quando si notano:
Eccessivi depositi di sporcizia che non si possono essere asportati con la semplice spolveratura.
Sollevamento e crettatura della doratura o della superficie pittorico.
Cedimento o caduta di alcune parti
Crepe
Tarli.

È molto importante che gli oggetti in legno non siano affidati a semplici falegnami ma a restauratori esperti, che conoscono le tecniche antiche e sono in grado di ricostruire e mantenere l’aspetto originario delle opere.

 

MOBILI E ARREDI DI LEGNO AL NATURALE

Museo di Montefortino

Materia e tecnica

Nelle nostre chiese sono molti gli oggetti, piccoli e grandi, realizzati in legno: cornici, mobili, armadi, cassettiere, panche, inginocchiatoi, porte, fino alle grandi strutture fisse come i cori, pulpiti, i soffitti lignei e le cantorie.
Questi oggetti possono essere realizzati con tecniche diverse, a massello, intarsiati, impellicciati, lastronati, ma presentano problemi simili di conservazione.

Fattori di rischio

1. Sporcizia

2. Umidità e sbalzi di temperatura

3. Interventi sbagliati

4. Topi

1. Come prevenire i danni causati dalla sporcizia

Mobili e grandi strutture di legno andrebbero periodicamente spolverati con pennelli e panni morbidi.
Un paio di volte nel corso dell’anno sarebbe bene cercare di raggiungere le parti che, soprattutto per le opere di grandi dimensioni come cori, altari ecc., rimangono di difficile accesso (parti alte e interne).
Se le superfici sono abbastanza solide e non c’è il rischio di asportare schegge o elementi malfermi, è utile passare un aspirapolvere per liberare dai depositi gli interstizi e le giunture.
Quando in chiesa si effettuano lavori di muratura o imbiancatura, non bisogna dimenticare di proteggere anche le zone della carpenteria che rimangono invisibili dal basso, come le parti superiori degli altari o dei cori. I calcinacci e la polvere che si depositano, e soprattutto che entrano nelle fessure e negli interstizi, provocano col tempo lo scollamento dei vari elementi.
Per la pulizia di queste strutture è da evitare l’uso dell’acqua e di prodotti lucidanti.
I cassetti andranno tenuti in buona efficienza passando della cera sulle guide interne. Cardini e serrature possono essere lubrificati con prodotti comunemente in commercio, badando che non colino sulle parti in legno.

2. Come prevenire i danni causati dall’umidità e dagli sbalzi di temperatura

Per la buona conservazione degli oggetti in legno sono da evitare gli ambienti troppo umidi e soprattutto i bruschi sbalzi di temperatura e umidità.
Particolarmente delicati da questo punto di vista sono gli arredi fissi, come cori e cantorie, che sono a contatto diretto con le pareti. È bene ispezionarli di frequente, verificando la presenza di macchie di umidità o di muffe.

3. Come prevenire i danni causati dagli interventi sbagliati

Anche se i mobili e gli oggetti in legno, a causa dell’uso molto frequente, necessitano spesso di interventi e riparazioni, non bisogna cedere alla tentazione di affidarli a falegnami ed artigiani che non conoscono le tecniche e i materiali antichi. L’applicazione di chiodi, viti e colle moderne può essere molto dannosa.

4. Come prevenire i danni causati dai topi

Può capitare che gli arredi lignei siano soggetti ad invasioni da parte di topi e ratti, che possono provocare danni a volte molto gravi. È bene ispezionarli di frequente e, se si tratta di mobili, non sovraccaricarli di oggetti, in modo da poterli vuotare periodicamente per controllare che non vi siano deiezioni di topi o, tra tavola e tavola, i tipici varchi a "V" rovesciata che questi animali si aprono nel legno.

È necessario ricorrere al restauratore quando si notano:

Crepe

Scollamento di alcune parti

Caduta di alcuni elementi

Tarli

È bene rivolgersi ad un restauratore esperto e non affidare il lavoro ad un semplice falegname.

 

MATERIALI CARTACEI E DOCUMENTI IN PERGAMENA

Museo di Montefortino

Materia e tecnica dei materiali cartacei

I materiali cartacei conservati presso le parrocchie possono essere di varia natura: opere a stampa (libri, messali ecc.), manoscritti (l’archivio parrocchiale ed altri documenti e/o archivi che possono essere pervenuti per ragioni diverse), immagini dipinte su carta, stampe, fotografie.

Materia e tecnica dei documenti in pergamena

La pergamena è stata usata, prima dell’invenzione della carta, per l’estensione degli atti pubblici e privati. Per le sue caratteristiche di durabilità e prestigio, essa è rimasta, soprattutto presso le autorità ecclesiastiche, il supporto privilegiato per i documenti più importanti. Presso le parrocchie possono pertanto trovarsi numerosi documenti in pergamena. Si tratta di conferimenti di benefici, autentiche di reliquie, testamenti, antichi contratti e così via. Si possono trovare anche codici liturgici (o frammenti di questi) o registri di statuti (di capitoli collegiali e confraternite). Spesso infine le coperte dei registri cartacei sono in pergamena (talvolta si tratta di pergamena "di recupero", proveniente da codici caduti in disuso dopo le riforme liturgiche della fine del Cinquecento).

Le precauzioni da osservare e i fattori di rischio sono uguali per entrambi i materiali.

Fattori di rischio

1. Umidità

2. Polvere

3. Luce

4. Calore

5. Piccoli roditori
(topi)

6. Insetti
(tarli e "pesciolini d’argento")

7. Muffe

1. Come prevenire i danni causati dall’umidità

L’umidità è certamente uno degli agenti più dannosi per i materiali cartacei. È pertanto necessario conservare questi oggetti in ambienti asciutti e riporli lontani da fonti d’umidità, evitando di addossarli direttamente alle pareti o lasciandoli giacere per terra (soprattutto quando il locale è al piano terreno).
È bene inoltre mantenere sempre una certa circolazione d’aria all’interno dell’ambiente e del contenitore dove sono esposti i documenti. Evitare pertanto armadi e scatole completamente chiusi.
Il contenitore ideale per questo tipo di materiali è quindi un armadio metallico, che offre garanzie in caso d’incendio, con ante a grata, in modo da permettere un costante ricambio dell’aria.
Il locale ideale è una stanza al piano terreno (con un ottimo isolamento dal pavimento), o meglio, al primo piano, con impianti elettrici di sicurezza. Per collezioni di materiale cartaceo superiori a 100 metri lineari di scaffalatura sono necessarie tutte le cautele antincendio previste dalla vigente normativa e a tal proposito si consiglia di prendere contatto con il comando vigili del fuoco.

2. Come prevenire i danni causati dalla polvere

La polvere contiene particelle ossidanti che, depositandosi sulla carta possono, a lungo andare, provocare ingiallimenti. La polvere e la sporcizia in genere favoriscono inoltre un atteggiamento di "abbandono" del materiale da parte delle persone responsabili

3. Come difendere la carta dalla luce e dal calore eccessivo

La luce, insieme al calore, può danneggiare la carta e gli inchiostri, provocando un precoce processo di deterioramento. È bene, quindi, proteggere i documenti dalla luce diretta (in particolare dai raggi del sole) e usare eventualmente tende alle finestre per schermare i vetri. La temperatura ideale per i locali d’archivio è tra i 18 e i 20 gradi. Evitate di esporre documenti e stampe in mostre permanenti.

4. Come evitare la presenza dei topi

La costante pulizia dei locali di deposito è la precauzione più semplice per evitare il proliferare di questi sgraditi ospiti. Evitate tassativamente di abbandonare documenti cartacei in soffitte, ripostigli e scantinati.

5. Come evitare la presenza di tarli e altri insetti dannosi per la carta

Dal legno e dalla carta traggono alimento, come è noto, quelle specie di insetti che comunemente sono chiamate tarli e "pesciolini d’argento". Il loro passaggio si nota per i caratteristici forellini. Per accertarsi invece della loro presenza, li si può osservare nel periodo in cui gli insetti sono allo stato adulto, cioè tra i mesi di maggio e settembre, quando, in forma di piccole farfalle chiare, volteggiano nell’aria.
Qualche pastiglia di canfora può contrastare il loro sviluppo, ma in caso di gravi infestazioni è necessario rivolgersi a ditte specializzate. I ragni, abituale bersaglio delle pulizie domestiche, non arrecano danno alla carta.

6. Come evitare lo sviluppo di muffe e controllare il loro propagarsi

Come abbiamo visto sopra, l’umidità costituisce, unita all’eccessiva temperatura, la principale causa di deterioramento della carta: condizioni ambientali non adatte favoriscono pertanto lo sviluppo di muffe. Tra quelle più comuni ricordiamo quelle nere (che si riconoscono dalla presenza di una leggera polvere nera sulla superficie) e quelle violacee (la pagina si presenta con larghe macchie violacee).
Le muffe intaccano la consistenza della carta e soprattutto favoriscono la scomparsa degli inchiostri e la scrittura tende quindi a svanire.
Per arrestare il propagarsi delle muffe talvolta è sufficiente isolare l’oggetto e riporlo in un ambiente sano.
Non sempre sono i fattori esterni a provocare il deterioramento dei documenti in carta; talvolta sono gli stessi componenti usati nella fabbricazione della carta, negli inchiostri usati per la scrittura, nelle colle utilizzate nelle legature dei registri, che accelerano il processo di "invecchiamento" e di deterioramento" dei supporti cartacei.

7. Cosa fare quando si notano fenomeni di degenerazione della carta

Si sono già date sopra alcune indicazioni per i casi particolari, una buona regola è quella di controllare costantemente (ogni anno) lo stato di conservazione. Danni subiti nel passato dalla carta (a causa di tarli, roditori, umidità, ecc.) sono riparabili solo con l’intervento di restauratori esperti, ma garantire migliori condizioni ambientali impedisce il peggioramento di una situazione già precaria.
Raccogliere con cura tutti gli elementi del documento (frammenti di carta, fogli sciolti, avanzi delle vecchie legature) e riporli provvisoriamente in una cartella o in una scatola che riporti all’esterno le notazioni che permettono l’identificazione dell’unità documentaria.
Sono da evitare nel modo più assoluto interventi con nastri adesivi (la loro colla lascia tracce indelebili sulla carta), colle tipo vinavil e rilegature d’emergenza eseguite da personale non specializzato.

 

DIPINTI MURALI

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Materia e tecnica

I dipinti murali possono essere eseguiti con diverse tecniche. Le più diffuse sono l’affresco e la tempera.
L’affresco consiste nella realizzazione della pittura sull’intonaco ancora umido. La mutazione chimica che avviene durante l’asciugatura trasforma il colore in una delle componenti calcificate dell’intonaco stesso, rendendolo molto resistente agli agenti esterni e molto duraturo.
La tempera, invece, composta da pigmenti legati fra loro da colle animali, viene stesa sull’intonaco asciutto.
Si distingue dall’affresco per i colori più intensi e per una stesura più materica in cui si distinguono facilmente le pennellate.
Le pitture realizzate a secco sono meno resistenti e temono maggiormente gli agenti atmosferici rispetto a quelle a fresco

Fattori di rischio

1. Umidità

2. Sporcizia

3. Agenti atmosferici

4. Cause meccaniche

1. Come prevenire i danni causati dall’umidità

L’eccessiva umidità può provocare danni molto gravi ai dipinti murali, è quindi necessario cercare di arginarne quanto più possibile la diffusione.
Le cause della formazione di eccessiva umidità possono essere diverse:

a) Capillarità

Capita spesso che le nostre chiese siano costruite su terreni ricchi di acqua e non siano dotate dei necessari sistemi di drenaggio per l’isolamento del pavimento e delle pareti. Succede così che l’umidità risalga lungo i muri dal basso verso l’alto formando grandi chiazze sull’intonaco, fino a giungere al punto di farlo cadere.
Esistono tecniche e materiali specifici che permettono di far fronte a questi problemi, ma si tratta di interventi molto impegnativi per i quali è necessario rivolgersi a ditte specializzate.

b) Infiltrazione

La cattiva efficienza di tetti, infissi delle finestre, grondaie, canali di scolo delle acque può far si che l’acqua piovana si infiltri verso l’interno. È importante controllare, periodicamente che non ci siano falle nel sistema di scarico delle acque e che gli intonaci esterni non presentino crepe o interruzioni che potrebbero lasciare un varco all’infiltrazione dell’acqua.

c) Condensa

È importante cercare di evitare la formazione di vapore acqueo, che può essere provocato anche dalla folla eccessiva all’interno della Chiesa. Si può cercare di evitare la formazione della condensa aprendo porte e finestre nelle giornate più asciutte e ventose.

2. Come prevenire i danni causati dalla sporcizia

Gli ambienti dove si conservano opere dovrebbero essere sempre difesi dalla polvere.
Particolarmente delicati in questo senso sono i momenti in cui la produzione di polvere raggiunge livelli eccezionali, quando cioè si svolgono in chiesa lavori di muratura. A differenza di altri oggetti di piccole dimensioni, i dipinti murali non possono essere spostati, non resta quindi che cercare di proteggerli con fogli di carta non acida o con vecchi lenzuoli a trama fitta. È sconsigliato, a questo punto, l’uso di teli di plastica che non lasciano traspirare l’umidità e provocano la formazione della condensa e, nel giro di poco tempo, la germinazione di muffe ed insetti.
Un’altra fonte di sporcizia, particolarmente dannosa, sono le candele che emanano un fumo grasso che si deposita sui dipinti offuscandoli pesantemente. È quindi buona regola cercare di mantenere i candelieri il più lontano possibile dalle pareti dipinte.

3. Come prevenire i danni causati dagli agenti atmosferici

I dipinti che ornano le pareti esterne degli edifici, le immagini delle edicole votive, le stazioni della Via Crucis, sono particolarmente esposti all’azione degli agenti atmosferici. Il sole, la pioggia, il vento, il gelo e, non ultimo, l’inquinamento atmosferico, possono essere molto dannosi per le superfici dipinte.
Non sono molti gli espedienti ai quali si può ricorrere per difendere queste opere. L’applicazione di protezioni in vetro o altro materiale trasparente risultano spesso addirittura dannose poiché provocano un effetto serra che favorisce la formazione di colonie di organismi animali e vegetali più nocivi della pioggia e del vento stessi. Queste protezioni, inoltre, si opacizzano velocemente, per effetto della condensa, rendendo ben presto completamente impossibile la lettura delle opere.
È invece utile cercare di proteggere il più possibile i dipinti collocati all’esterno con tettoie sporgenti che li difendano dal contatto diretto con l’acqua piovana, e controllare periodicamente il buon funzionamento degli scarichi e delle grondaie.

4. Come prevenire i danni provocati dalle cause meccaniche

Nei confronti delle pareti dipinte si dovrebbero usare attenzioni particolari cercando di preservarle da tutto ciò che potrebbe essere traumatico. Persino le vibrazioni provocate dal traffico eccessivo si sono dimostrate dannose per gli intonaci dipinti, tanto più lo sono azioni più dirette quali piantare chiodi, attaccare nastri adesivi, appoggiare scale, aste di baldacchino, croci processionali.
Il fatto che alcune superfici siano già pesantemente compromesse, che già in passato siano state vittime dell’incuria dei fedeli, non deve far pensare che sia lecito continuare in questa azione. Più un’opera è rovinata, più bisognerebbe cercare di salvaguardarla da interventi traumatici.
È necessario ricorrere al restauratore quando si notano:

1)Eccessiva sporcizia;
2)Distacco o sollevamento dell’intonaco;
3)Crepe;
4)Caduta o polverizzazione
del colore;
5)Macchie di muffa;
6)Efflorescenze di sali
(polvere biancastra sulla superficie);
7)Macchie di umidità.


Bisogna prestare attenzione ai possibili distacchi dell’intonaco che potrebbero essere pericolosi per le persone. Se si presentasse tale evidenza sarebbe bene transennare la zona, evitando il passaggio dei fedeli.

 

 

DIPINTI SU TELA

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Materia e tecnica

Quando si parla di dipinti su tela si fa per lo più riferimento ai quadri, ma possono essere realizzati con questa tecnica anche paliotti d’altare, stendardi processionali, porte di tabernacoli.
Questa tecnica si basa sull’uso di un supporto di tela, per lo più di lino o canapa, a trama più o meno fitta, tenuta, nella maggior parte dei casi, in tensione da un telaio di legno.
Dopo aver steso una base preparatoria composta da colle diverse il pittore realizza il dipinto facendo uso di pigmenti sciolti in olio di lino o di noce.
Al termine, l’opera è protetta con una vernice finale trasparente, che può essere leggermente colorata in modo da uniformare il dipinto su un’unica tonalità.
La vernice finale fa quindi parte integrante dell’opera e deve essere tenuta in considerazione nel corso di un eventuale restauro.

Fattori di rischio

1. Sporcizia

2. Umidità

3. Cause meccaniche

1. Come prevenire i danni causati dalla sporcizia

Innanzitutto bisognerebbe cercare di conservare i dipinti in un ambiente privo di polvere.
Nei momenti in cui la produzione di polvere all’interno dell’edificio risulta eccessiva, come in occasione di lavori di ristrutturazione, è bene ricoverare le opere trasportabili, in un altro ambiente, purché sia relativamente asciutto, non troppo riscaldato e al riparo dai ladri.
I quadri di grandi dimensioni, che non possono essere spostati, si possono proteggere dalla polvere con carta velina o con teli a trama fitta. È sconsigliato l’uso di teli di plastica che, bloccando la traspirazione, provocano in poco tempo la formazione di muffe ed insetti molto dannosi.
Gli eccessivi depositi di polvere possono essere rimossi dai dipinti con un piumino molto morbido, usato con delicatezza, dopo avere controllato che la superficie del dipinto sia compatta e non presenti screpolature o scaglie di colore in rilievo, che si potrebbero staccare.
Assolutamente da evitare è l’uso di sostanze umide come acqua. Esse interagiscono con la materia del dipinto producendo effetti spesso irreversibili: il lavaggio con acqua di un’opera realizzata a tempera, ad esempio, provoca nel giro di poco tempo, la completa scomparsa dell’immagine.

2. Come prevenire i danni causati dall’umidità

Gli sbalzi repentini di umidità e temperatura possono essere molto dannosi per i dipinti.
Mentre sono in grado di affrontare le graduali variazioni dovute al naturale susseguirsi delle stagioni, essi sopportano con più difficoltà i bruschi passaggi provocati dai moderni impianti di riscaldamento. Non potendo pretendere che nelle chiese si faccia uso degli impianti di misurazione dell’umidità, molto diffusi nelle strutture museali, e neppure che si rinunci all’uso dei riscaldamenti, si può suggerire di evitare ogni sbalzo di temperatura e umidità.
L’eccessiva umidità può provocare sui dipinti, anche appena restaurati, la formazione di muffe. È bene, inoltre, evitare l’esposizione diretta ai raggi del sole e al calore delle candele.

3. Come prevenire i danni provocati da cause meccaniche

Innanzi tutto è importante controllare periodicamente gli agganci dei dipinti che, trovandosi nascosti alla vista, sfuggono spesso all’attenzione.
Frequentemente i quadri antichi sono fissati, all’interno delle nicchie, tramite semplici zeppe di legno che possono facilmente muoversi, facendo si che il dipinto cada alla minima sollecitazione. Se questo accadesse, non ci si deve perdere d’animo, un restauratore esperto, se chiamato tempestivamente, può ancora recuperare il colore caduto. L’importante è non toccare nulla prima del suo arrivo.
Oltre ad evitare che i dipinti cadano in terra, è importante cercare di non scontrarli con oggetti rigidi come croci, aste e candelabri, che potrebbero tagliarli, graffiarli o provocare la caduta del colore.
Vanno inoltre usate cautele particolari verso i quadri che non si conservano appesi alle pareti ma semplicemente appoggiati nelle sacrestie o nei ripostigli.
Può essere sufficiente uno spostamento d’aria per farli cadere e farli scontrare contro gli spigoli dei mobili o gli oggetti che spesso sono affastellati in questi ambienti.
Per conservare i dipinti che non hanno più il loro telaio, la cosa migliore è arrotolarli su un tubo rigido, con il colore verso l’esterno, evitando assolutamente di piegarli.

È necessario ricorrere al restauratore quando si notano:

Sporcizia

Alterazioni del colore

Sbiancamento o perdita della trasparenza della vernice

Muffe

Cadute di colore

Abrasioni

Sollevamento del colore a bolle o a scaglie

Lacerazioni della tela

Distacco della tela dal telaio

È importantissimo, per qualunque tipo di inconveniente, rivolgersi a personale esperto, e non cedere alla tentazione di ricorrere ad interventi casalinghi o sbrigativi, anche se poco costosi, che possono essere molto più pericolosi di secoli di incuria.

 

DIPINTI SU TAVOLA

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Materia e tecnica

I dipinti su tavola sono spesso opere molto antiche. Possono essere oggetti di piccole dimensioni o strutture molto complesse, formate da più tavole inserite in una cornice architettonica, a formare un polittico.
Si tratta spesso delle opere più venerate, più preziose ma anche più delicate che si conservano nelle nostre chiese: è quindi necessario usare verso di loro cautele particolari.
Essi uniscono le problematiche inerenti agli oggetti in legno a quelle delle opere dipinte e la loro conservazione è un problema complesso che deve sempre essere affidato a un restauratore esperto.
È bene non intervenire mai su questi dipinti limitandosi a cercare di mantenerli nelle condizioni climatiche e ambientali migliori.

Fattori di rischio

1. Sporcizia

2. Clima

3. Cause meccaniche

La prevenzione

Tutto ciò che è stato detto riguardo ai dipinti su tela deve essere applicato, con ancor maggior rigore, alle opere su tavola.
Si devono assolutamente evitare gli sbalzi di umidità e di temperatura, così come l’esposizione a fonti dirette di luce e di calore.
Gli spostamenti di queste opere all’interno della stessa chiesa, devono avvenire sotto il controllo di una persona esperta.
È buona regola, inoltre, far controllare almeno una volta all’anno, da un restauratore, lo stato di conservazione di questi dipinti.

È necessario ricorrere urgentemente al restauratore quando si notano:

Alterazioni del colore

Sollevamento del colore

Cadute di colore

Deformazioni e spaccature della tavola

Presenza di tarli

Ogni qual volta si voglia intervenire su un dipinto su tavola e sugli ambienti che lo ospitano è indispensabile l’intervento di un restauratore qualificato.

 

TESSUTI

Materia e tecnica

Le sacrestie delle nostre chiese custodiscono ancora un patrimonio piuttosto ricco, e spesso sconosciuto, di tessuti antichi: si tratta di paramenti liturgici, corredi d’altare, vesti di statue, parati di rivestimento, stendardi, tappeti.

Fattori di rischio

1. Sporcizia

2. Clima

3. Esposizione al sole

4. Immagazzinaggio

1. Come prevenire i danni causati dalla sporcizia

La polvere è particolarmente nociva alla conservazione delle stoffe poiché disidrata le fibre e favorisce l’annidarsi di microrganismi, oltre ad attirare insetti e topi. Per questo bisognerebbe conservare i tessuti puliti in luoghi adeguati.
Per eliminare la sporcizia superficiale, sui tessuti privi di ricami e in ottimo stato di conservazione, che non presentano lacerazioni, si può utilizzare con molta attenzione una spazzola morbida, dopo aver disteso sopra un piano d’appoggio il tessuto, in modo che si possa arrivare con delicatezza anche nelle pieghe più nascoste.
Se il tessuto è macchiato e la semplice spazzolatura non dà risultati, si deve evitare di cimentarsi in qualsiasi tipo di lavaggio e in tentativi di smacchiatura localizzata con prodotti di uso casalingo.

2. Come prevenire i danni causati dal clima

Assolutamente determinanti per la conservazione dei manufatti tessili, sono gli ambienti destinati ad accoglierli. È importante mantenere costante temperatura e umidità, evitando ad esempio di riscaldare gli ambienti, solo per brevi periodi.
È causa di forte degrado l’eccessiva umidità: essa alimenta, infatti, il proliferare di muffe e microrganismi, che attaccano le stoffe rendendole sempre più fragili.
Ancora più dannose sono le infiltrazioni d’acqua: questa, infatti, può aggredire i colori che, espandendosi sulla superficie del tessuto, provoca danni irreversibili.

3. Come prevenire i danni provocati dalla luce

La luce è la causa principale di deperimento dei tessuti poiché sbiadisce i colori e compromette la compattezza stessa delle fibre. È importantissimo evitare che i tessuti vengano esposti alla luce diretta, sia naturale sia artificiale.
Se si dovessero, per qualsiasi motivo, conservare fuori dagli armadi, si dovrà cercare di schermare il più possibile la luce naturale delle finestre facendo uso di tendoni molto spessi.
Nel caso in cui, come accade in alcune sacrestie, si volessero allestire piccole esposizioni temporanee e non, è necessario organizzare una "rotazione", in modo che il periodo di esposizione di ogni parato sia relativamente breve. La luce anche in questi casi non dovrebbe essere mai diretta, e se si trattasse di luce artificiale dovrebbe essere emanata da lampade a luce fredda, opportunamente schermate.

4. Come prevenire i danni causati da un errato magazzinaggio

Purtroppo, sovente, per motivi di spazio i tessuti antichi non sono correttamente conservati.
Innanzi tutto è necessario assicurarsi che armadi e cassettiere in legno non siano attaccati dai tarli. In tal caso è necessario procedere alla disinfestazione avendo naturalmente l’accortezza di eseguire l’intervento dopo aver svuotato i contenitori dalle stoffe.
È buona norma lasciare dentro gli armadi e i cassetti della canfora, chiusa dentro sacchetti di cotone leggero.
I paramenti appesi, alla lunga, tendono col loro stesso peso a deformarsi se non addirittura a strapparsi. Se si devono conservare in questo modo le grucce dovranno assecondare la forma della veste; si potranno attenuare le spigolosità delle grucce con rinforzi di tela di cotone.
Il modo migliore per riporre i tessuti consiste nell’utilizzare un contenitore aerato, al riparo dalla luce, in un ambiente asciutto e lontano da fonti di calore.
È preferibile collocare i parati distesi, riducendo quanto più possibile le piegature ed eventualmente inserendo, per evitare pieghe troppo rigide, imbottiture di carta velina.
È necessario evitare di sovrapporre troppi tessuti nello stesso spazio: il peso può creare dannose piegature e schiacciare le decorazioni a rilievo.
È anche buona norma inserire tra un parato e l’altro fogli di carta velina o teli di cotone per difenderli dalla polvere e per evitare ai fili, ai ganci o quant’altro di impigliarsi e strapparsi.
Paramenti di particolari dimensioni possono essere arrotolati con estrema cura su tubi di cartoni o materiale plastico, avendo l’accortezza di tenere verso l’esterno il diritto del tessuto, e ricoprendoli con carta velina o tela di cotone.
Si deve assolutamente evitare l’uso di puntine, chiodi o spilli per appendere vesti, arredi o biancheria liturgica: il peso del manufatto procurerà deformazioni e lacerazioni, mentre l’ossidazione del metallo produrrà la ruggine, dannosa perché corrosiva.

È necessario ricorrere al restauratore quando si notano:

Se ci si accorge che si sono staccati galloni, applicazioni di vario genere, ricami riportati o stemmi, è bene evitare di affidarsi alle mani di persone dotate di buona volontà e di una certa maestria nell’arte del cucito. Per qualsiasi intervento, anche per quelli che possono sembrare di semplice attuazione, è buona regola chiedere l’opinione del restauratore.

Ogni volta che si intende far pulire un parato, sia integralmente sia su macchie localizzate, è necessario affidarsi esclusivamente ad un restauratore esperto. I tessuti antichi non possono assolutamente essere lavati.

 

METALLI

Materia e tecnica

Croci, calici, pissidi, ostensori, incensieri, reliquiari candelieri, cartagloria, lampada, ex voto, porte di tabernacolo, e in genere tutte le suppellettili liturgiche in oro, argento dorato, metallo dorato o argentato, bronzo. Inoltre si devono ricordare tutti gli arredi fissi o mobili quali inferriate, cancelli, lampadari ecc. realizzati in ferro.

Fattori di rischio

1. Sporcizia

2. Clima

3. Inmagazzinaggio

4. Uso

5. Assemblaggi con chiodi o filo di ferro

1. Come prevenire i danni causati dalla sporcizia

Per evitare che sulla superficie del metallo (argento, bronzo, metallo dorato…) si accumuli troppa polvere, è consigliabile pulire periodicamente con un pennellino morbido, con il manico di legno, per non graffiare l’oggetto. Si deve sempre evitare di pulire gli oggetti con soluzioni acquose, ottenute con limone, aceto, sale, acido muriatico e ammoniaca, o con prodotti industriali in pasta tipo Sidol. Queste sostanze sono dannose perché reagiscono con il metallo provocando alterazioni e corrosioni della superficie degli oggetti danneggiandoli irrimediabilmente.
È sempre bene evitare di pulire le superfici utilizzando polveri abrasive o pagliette, poiché pur donando un’immediata lucentezza, producono graffi e abrasioni che deturpano le superfici e spesso cancellano le decorazioni.

Come pulire gli oggetti in argento

Come pulire gli oggetti di metallo dorato

Come pulire gli oggetti di bronzo

Gli oggetti in argento quando si presentano molto anneriti, si possono pulire con acqua e sapone neutro, aiutandosi, con uno spazzolino morbido, avendo l’accortezza di sciacquare poi molto bene, con acqua demineralizzata. È importante asciugarli benissimo con un panno morbido, perché il ristagno di umidità può causare alterazioni del metallo.
Questo metodo di pulitura non danneggia la superficie dell’argento che generalmente è lavorata a sbalzo e cesello, poiché il sapone neutro non è aggressivo chimicamente e, soprattutto, non ha azione abrasiva.

Se la doratura è in buone condizioni, gli oggetti in metallo dorato, in genere argento, rame e bronzo, possono essere puliti passando batuffoli di cotone idrofilo imbevuti di alcool denaturato. Gli oggetti in bronzo si possono pulire con un panno leggermente inumidito con acqua demineralizzata, in modo da togliere lo strato di polvere, anche compatta, che si trova sulla superficie. È importante asciugarli molto bene con un panno morbido poiché il ristagno di umidità causa alterazioni (di colore verde) dannose per gli oggetti.

2. Come prevenire i danni causati dal clima

Il clima secco è quello più favorevole a prolungare la durata degli oggetti metallici. Sarebbe necessario evitare gli sbalzi di umidità negli ambienti dove si conservano gli oggetti. Se si dovesse formare uno strato di umidità sulle superfici metalliche, è necessario asciugare ogni oggetto, particolarmente quelli in ferro, con un panno di cotone o lino. Se le superfici presentano i segni della ruggine o di altre incrostazioni, si eviti di rimuovere le incrostazioni con utensili taglienti o graffianti, oppure tele o carte abrasive.

3. Come prevenire i danni causati dall’uso

Gli urti, le cadute, l’incuria, e tutti gli imprevedibili incidenti che possono accadere nel corso dell’uso quotidiano, provocano crepe, deformazioni, rotture e persino il distacco e la perdita di qualche elemento. Se qualche parte si stacca, e sono solitamente manici o parti di decorazioni, non si gettino i frammenti, potranno servire al restauratore per ricomporre l’oggetto. Si deve sempre cercare di evitare di assemblare i vari pezzi che compongono un oggetto con chiodi o filo di ferro perché arrugginendosi nel tempo, provocano macchie non asportabili.
Anche se un oggetto appare evidentemente segnato dall’uso e opacizzato, non si deve mai ricorrere alla riargentatura (o doratura), in quanto molto spesso si finiscono col perdere le incisioni meno profonde, alterando l’insieme delle decorazioni sulla superficie.

4. Come prevenire i danni provocati dall’errato inmagazzinaggio

Per gli arredi liturgici in metallo destinati al deposito in sacrestia, si suggerisce di riporli in armadi chiusi. Nel caso siano disponibili solamente delle scaffalature aperte, è necessario che ogni oggetto sia avvolto in fogli di carta velina e collocato in un contenitore chiuso, disposto a qualche centimetro dal pavimento.

È necessario ricorrere al restauratore
quando si notano:

una perdita parziale o totale dei trattamenti di superficie del metallo, come doratura, argentatura, brunitura, agemina ecc.;

della ruggine sugli oggetti in ferro;

ossidazioni di vario colore nero, bruno, bluastro, grigio chiaro per l'argento;

incrostazioni e alterazioni dal colore verde intenso o verde chiaro per il rame e le sue leghe (bronzo e ottone);

frammentazioni, distacchi, rotture nel metallo

È assolutamente necessario rivolgersi a un restauratore e non affidare gli oggetti a laboratori orafi o a persone non qualificate, diffidando da coloro che, per riportare gli oggetti al loro originario splendore, propongono interventi di argentatura o doratura.

 

GESSI E STUCCHI

N. S. di Lourdes Monterubbiano

Materia e tecnica

Le nostre chiese contengono spesso una ricca varietà di opere realizzate in gesso o in stucco. Per la maggior parte si tratta di arredi fissi, come gli altari, o di decorazioni architettoniche quali fregi, volute, capitelli, cornici, colonne e lesene, dipinte a volte ad imitazione del marmo. Non vanno infine dimenticate le statue in gesso policromo, spesso anche di recente produzione, o i calchi.

Fattori di rischio

1. Sporcizia e polvere superficiale

2. Umidità

1. Come prevenire i danni causati dalla sporcizia

Per evitare le corrosioni e le macchie della sporcizia a lungo accumulata, si suggerisce di spolverare gli stucchi o i gessi frequentemente, almeno due o tre volte l'anno, con un aspirapolvere e con pennelli morbidi o piumini.

2. Come prevenire i danni causati dall'umidità

L'umidità è la causa principale di degrado degli oggetti in stucco o in gesso. L'umidità che si diffonde per infiltrazione o per risalita provoca la decomposizione della materia in polvere; quella che si forma per condensa, invece, agisce, oltre che sullo spessore della materia, sulle sue strutture portanti. Queste, infatti, quasi sempre sono in ferro e, arrugginendosi al contatto con l'umidità, si dilatano e spaccano le forme modellate.

I metodi di prevenzione sono gli stessi che si suggeriscono per i dipinti murali:

la costante manutenzione dei tetti, degli infissi, delle grondaie e dei canali di devoluzione dell'acqua; la prudente, ma costante aerazione della chiesa e la cura nell'evitare le fonti di vapore.

È necessario ricorrere al restauratore quando si notano:

macchie, efflorescenze in forma di polvere, perdite di coesione del materiale, cadute di frammenti e ruggine nei ferri in armatura.

È necessario rivolgersi a un restauratore con esperienza specifica in materia.

 

PIETRE E MARMI

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Materia e tecnica

In questa categoria rientra un gruppo nutritissimo di opere quali statue, rilievi, lapidi, epigrafi, ma soprattutto arredi come altari, pulpiti, balaustre, acquasantiere, fonti battesimali, sarcofagi. Si devono inoltre ricordare gli elementi architettonici, sia interni sia esterni, come cornici di porte e finestre, nicchie e pavimenti.
In generale va sottolineato che, pur essendo questa una categoria di oggetti realizzati in materiali considerati resistenti, sono comunque soggetti spesso ad un utilizzo quotidiano, o ad un quotidiano passaggio di persone e vanno trattati con la massima cura e attenzione.

Fattori di rischio

1. Sporcizia e polvere superficiale

2. Inquinamento atmosferico -chimico

3. Inquinamento biologico

4. Alterazioni degli elementi metallici

5. Umidità

1. Come prevenire i danni causati dalla sporcizia

La maggior parte dei danni inferti agli oggetti in pietra e marmo sono dovuti ad un uso scorretto e inadeguato di spazzole o strumenti metallici, se non addirittura di paste abrasive o acidi, impiegati appunto per pulire le superfici. In realtà se si effettua una costante pulitura attraverso la rimozione della polvere superficiale con pennelli asciutti, morbidi e l'utilizzo di un aspirapolvere, si potrà evitare di ricorrere a metodi più invasivi. Una volta l'anno poi, se gli oggetti in pietra o in marmo non sono dipinti od eventualmente dorati, se la superficie che si intende pulire non è a diretto contatto con il metallo, e se non è soggetta a gelate, si può pulire con una spugna leggermente inumidita di acqua pura.

2. Come prevenire i danni causati dall'inquinamento atmosferico

L'inquinamento atmosferico è sicuramente la causa principale che crea i danni più gravi sugli oggetti in pietra o in marmo. L'unico intervento fattibile è quello di tentare di ridurre i residui degli scarichi degli impianti di riscaldamento. Le candele purtroppo, anche nel caso di manufatti lapidei, sono fonte di detriti molto dannosi. Se non si possono eliminare, almeno si deve cercare di ridurne il numero e di tenerle il più possibile lontano dagli arredi.

3. Come prevenire i danni causati dalle alterazioni degli elementi metallici

Per il sostegno degli oggetti in pietra o in marmo si impiegano comunemente perni metallici, che ovviamente entrano in diretto contatto con l'opera. Inoltre nelle rappresentazioni di personaggi sacri, non di rado gli attributi (corna, palma del martirio ecc.) sono realizzati in metallo. In questi casi si deve prestare la massima attenzione alle modalità di conservazione, poiché le parti metalliche, che si alterano secondo i principi fisici e chimici della loro materia, provocano macchie e disgregazioni sui materiali lapidei. Per questo non si devono mai bagnare gli oggetti con parti metalliche e, se posti all'esterno, si cerchi di proteggerli, per quanto è possibile dagli agenti atmosferici.

È necessario ricorrere al restauratore
quando si notano:

Croste nere

Muschi e licheni

Incrostazioni di sali (polvere biancastra)

Macchie di ruggine (rossastre) o
di rame (verdi)

Fenomeni di erosione, esfoliazione,
macro o micro fessurazioni

Distacchi di parti o frammenti

Anche quando gli oggetti sono stati già restaurati è necessario prevedere degli interventi periodici, per mantenere attive le barriere superficiali protettive applicate durante il restauro.

 

ORGANI

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Materia e tecnica

Le nostre chiese possiedono numerosi organi e canne che, nei casi più fortunati, sono strumenti di grande interesse storico artistico, alcuni di questi vengono utilizzati frequentemente, altri saltuariamente, altri ancora, per diversi motivi, definitivamente abbandonati, preferendo loro prima l'armonium, ora l'elettrofono. La conservazione di questi strumenti, e ancor più l'ordinaria manutenzione, è argomento complesso e delicato; pertanto se ne daranno di seguito solo alcuni cenni.

Fattori di rischio

1. Non utilizzo o utilizzo sporadico

2. Utilizzo scorretto

1. Come prevenire i danni causati dall'utilizzo sporadico

I nemici dell'organo si fanno particolarmente attivi quando lo strumento rimane troppo a lungo inutilizzato.
La polvere è senza dubbio uno dei nemici più temibili derivati da un utilizzo sporadico, o addirittura raro dello strumento. Si deposita in abbondanza, dappertutto, ed è particolarmente dannosa sull'anima della canne, nell'ancia e nelle valvoline dei somieri in cui riesce ad infiltrarsi con l'aria fluente.
La tenda, che ancora in certe chiese copre il prospetto, nata per allontanare la polvere in graduale sostituzione delle portelle, comporta alcuni problemi:
- se si arrotola male e si srotola con poca accortezza, scarica la polvere che vi si è depositata nelle bocche delle canne di prospetto,
- se rimane chiusa per troppo tempo, impedisce la circolazione dell'aria e favorisce il ristagno di polvere,
- se è rovinata e non perfettamente allineata, può addirittura ammaccare le canne.
Gli inquilini indesiderati, ma molto diffusi che dimorano negli organi e ai quali si deve prestare molta attenzione sono ragni, topi e pipistrelli, che portano e creano sporcizia, quando non intasano con i loro corpi le canne stesse. Anche gli organi che si utilizzano più frequentemente sono abitati, soprattutto all'interno della cassa, da ragni che producono le loro ragnatele un po’ ovunque, sia nella parte fonica che in quella meccanica. I topi divorano pelli, forano legnami e rodono anche le canne di piombo. I rifiuti organici dei pipistrelli bruciano e dissolvono chimicamente le parti che ne vengono a contatto. Se poi l'organo è abbandonato e la cantoria comunica con l'esterno (rosone, scala del campanile, ecc.) si possono trovare altri animali (uccelli, api…).
Tutte le parti in legno, comprese le canne, temono invece il tarlo. Contro la polvere e i depositi volatili sarebbe necessario scopare la chiesa con segatura bagnata (pratica che gioverebbe ai dipinti e agli arredi in genere) e levare la polvere dei banchi e dei muri con l'aspirapolvere o con strofinacci umidi.. Contro gli animali sarà opportuno evitarne e prevenirne l'accesso all'organo, ed eventualmente eseguire un intervento di disinfestazione.
Oltre che ben pulita, la chiesa deve essere anche ben arieggiata, perché l'organo riceve danno sia dall'eccesso di umidità che dal troppo secco. Come per tutti gli arredi, i dipinti o le statue, anche per gli organi è importante cercare di evitare sbalzi di temperatura e di umidità, troppo repentini. I legni dei somieri (nei quali l'aria s'incanala per dare il fiato alle singole canne) e le pelli dei mantici e dei sistemi di produzione dell'aria sono i primi a soffrirne. Le parti in metallo si ossidano mentre quelle di legno o di pelle sono soggette a dilatazioni e contrazioni o muffe.
L'umidità proviene dall'atmosfera, dalla respirazione concentrata durante le lunghe ed affollate funzioni, dalla pioggia che in vario modo può penetrare negli ambienti, attraverso le fondamenta, le pareti o le coperture. Bisogna stare attenti ai fulmini che possono essere attratti dalla consistente massa metallica presene nell'organo. Per questo il parafulmine deve esistere ed essere costantemente controllato. In fine si aggiunga la cura che l'organista deve avere della consolle, ove sono le tastiere ed i comandi dei registri e di tutte le altre funzioni dell'organo. Le tastiere devono essere spolverate con uno spazzolino morbido e protette dopo l'uso con un panno morbido, oppure chiuse con l'apposita mensola, portella, ribalta ecc. A fine esecuzione, i registri e i comandi devono essere rimessi in posizione di riposo, in particolare negli organi più antichi, dove tutti i rinvii sono meccanici, evitando così di tenere inutilmente sotto sforzo le leve e le molle. Le griglie delle casse espressive, ove presenti, si devono invece tenere aperte, perché la loro atmosfera interna si mantenga uguale a quella esterna, e si eviti ogni forma di ristagno dell'aria.

2. Come evitare i danni derivanti da uno scorretto utilizzo

Contrariamente a quanto si pensa di solito, il non utilizzo dell'organo è più dannoso dell'utilizzo frequente. Tuttavia, anche nell'uso occorrono alcune precauzioni, solo apparentemente banali, ma in realtà necessarie, come verificato dall'esperienza:

a) l'organo andrà suonato possibilmente da chi ha svolto studi da organista, in ogni modo anche il pianista o il dilettante, a prescindere da considerazioni di tecnica esecutiva, è tenuto a conoscere le modalità di funzionamento corretto di tutto quanto si trova nella consolle.

b) Indipendentemente dal tipo di musica eseguito, si dovrà prestare attenzione a non "forzare" troppo la meccanica, soprattutto se l'organo è molto antico, in virtù di quel rispetto che i musicisti più sensibili dovrebbero prestare allo strumento musicale che suonano.

c) Naturalmente non si dovranno utilizzare l'organo e la cantoria per scopi diversi da quelli a loro destinati (cassa dell'organo e cantoria usati come ripostigli, oggetti poggiati sui mantici, parti dell'organo usate a scopo decorativo)

Quando ricorrere all'aiuto di un organaro

Occorre tenere presente che l'organo, pur avendo una funzione eminentemente pratica, non è solo un oggetto d'uso ma può avere un valore storico-artistico, e pertanto essere soggetto a tutti i vincoli di tutela e di salvaguardia propri di qualsiasi opera d'arte. In più l'organo a canne, come strumento musicale, è uno degli oggetti tecnicamente più complessi, e costosi, presenti all'interno di una chiesa, per cui è opportuno che per qualsiasi guasto, difetto e semplice consiglio, vengano interpellate persone esperte e qualificate.

Qualora lo strumento fosse in cattive condizioni, occorre preventivare al più presto un restauro completo, rivolgendosi agli uffici preposti della Curia Vescovile e della Soprintendenza, che sapranno fornire indicazioni sul valore storico dello strumento, sulla possibilità di fruire di eventuali finanziamenti e potranno suggerire gli organari idonei all'esecuzione di un corretto lavoro dal punto di vista musicale, storico-artistico e tecnico.

Se lo strumento funziona, o è stato da poco restaurato, occorre che sia suonato spesso e bene. Dovrà essere programmata la manutenzione ordinaria, per eventuali piccoli difetti dovessero verificarsi e per l'accordatura periodica delle canne, in particolare delle ancie che, sensibili ai cambi di temperatura richiedono di essere accordate più di una volta l'anno.

Si prenderà contatto con un organaro anche per la manutenzione straordinaria, ad esempio la pulizia generale e la rettifica della meccanica, della manticeria, delle pelli, che dovrebbe essere fatta almeno ogni dieci anni.

Una corretta manutenzione, al limite da affidarsi ad un solo organaro per un gruppo di chiese, è fondamentale per il corretto funzionamento dello strumento, e si rivela anche economicamente più vantaggiosa: è meglio provvedere subito a piccole riparazioni, piuttosto che aspettare che l'organo diventi del tutto inutilizzabile.

Infine, un'ultima raccomandazione: numerosi sono gli organari capaci, ma non mancano quelli improvvisati e poco esperti. Oltre a chiedere consigli agli uffici citati e agli studiosi del settore, occorre diffidare, soprattutto se lo strumento è antico, da chi incoraggia sostituzioni di parti dell'organo, e soprattutto di canne, trasformazioni, aggiunte di registri, elettrificazioni: quasi sempre i soldi saranno buttati via, ed il danno irreparabile.

 

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